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5 maggio 2006

Centri di permanenza temporanea off limits

“Il livello di civiltà di un paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri”, scrisse una volta Fedor Dovstojevskj. Oggi, invece, s“Il livello di civiltà di un paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri”, scrisse una volta Fedor Dovstojevskj. Oggi, invece, sarebbe possibile rendersi conto dell’inciviltà di un popolo, semplicemente dando un’occhiata ai Centri di Permanenza Temporanea (Cpt) presenti sul suo territorio. E l’Italia sarebbe un ottimo banco di prova per la nostra curiosità, se solo non fosse a dir poco arduo cercare di entrare in un Cpt, soprattutto in qualità di cronisti. Difatti, proprio lo scorso 24 marzo, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu per esprimere il proprio dissenso in seguito ai divieti imposti. “Più di una volta le richieste dei colleghi sono state respinte dagli uffici del Ministero”, recita la lettera dell’Ordine, trattandosi “di una evidente violazione della libertà di stampa. Né può essere addotta la difesa della privacy degli ospiti delle strutture di accoglienza” dal momento che “recentemente è stato rifiutato l’accesso al Cpt di Gorizia che non è ancora entrato in funzione”. Insomma, la situazione non è affatto trasparente alla luce anche dei richiami che Amnesty International, nel Rapporto Annuale 2005, ha fatto all’Italia in merito alle sue politiche di “Asilo e Immigrazione”. Riserve sono state espresse riguardo la mancata tutela dei richiedenti asilo, molti dei quali sono stati costretti a ritornare in Paesi in cui rischiavano di subire gravi violazioni dei diritti umani. Basti pensare all’espulsione verso il Ghana di 25 immigrati, facenti parte di un gruppo di persone che per motivi umanitari erano stati autorizzati a sbarcare da una nave appartenente a un’organizzazione non governativa tedesca. Tra l’altro, “la tensione in tali centri è stata alta”, scrive Amnesty International, “con ripetute proteste, compresi alcuni tentativi di fuga e alti livelli di autolesionismo. Sono stati segnalati frequente sovraffollamento, infrastrutture non appropriate, condizioni non igieniche, alimentazione insoddisfacente e cure mediche inadeguate”. Intanto, in attesa del varo del nuovo esecutivo, non ci resta che aspettare buone nuove dal prossimo ministro dell’Interno, consapevole, lo speriamo bene, che dinanzi a simili divieti una domanda nasce spontanea: ci sarà mica qualcosa da nascondere?

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