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19 maggio 2006

Il Barcellona è campione d’Europa

Corre Ronaldinho sul prato bagnato di Saint Denis e nessuno si permette di fermarlo. Corre il Pallone d’Oro con la coppa dalle grandi orecchie tra le Corre Ronaldinho sul prato bagnato di Saint Denis e nessuno si permette di fermarlo. Corre il Pallone d’Oro con la coppa dalle grandi orecchie tra le mani. Non ci sono le solite scazzottate per alzarla e mostrarla al pubblico. È il Gaucho a farsene dolce carico e gli altri son consapevoli che è giusto così. Non si vede Franklyn Rijkard, come sempre schivo e riservato, mentre scorrono le lacrime di Henrick Larsson, che chiude la carriera da protagonista assoluto. Il Barcelona è sul tetto continentale, meritevole regina di una Champions League dominata. L’Arsenal è lì, a testa alta. Henry ed i suoi han fatto di tutto per opporsi al destino e sfiorare l’impresa vale il trionfo.
È stata una partita a scacchi. Non nel senso di chiusa e con il talento ingabbiato, ma nel senso di tattica e complicata, in cui il cambio dei tasselli si è rivelato decisivo. Le prime mosse le si vede negli schieramenti iniziali: tra i Gunners non c’è l’andaluso Reyes, al suo posto l’esperto Pires, mentre rientra in Europa dopo un lungo stop il terzino sinistro Ashley Cole; tra i culé la sorpresa è la presenza di Van Bommel al posto di Iniesta nel ruolo del lungodegente Xavi, Oleguer ha vinto il ballottaggio con Belletti, mentre in avanti c’è uno scambio di posizione tra Ronaldinho ed Eto’o.
È il minuto 17 quello che indirizza l’incontro: il brasiliano lancia il compagno di reparto camerunense solo davanti a Lehmann, che lo stende; Giuly riprende la palla e segna. Sarebbe gol, ma l’arbitro ha già fischiato, negando agli spagnoli (si fa per dire spagnoli) il vantaggio. Il direttore di gara norvegese Tery Hauge espelle il portiere e concede calcio di punizione dal limite. Il replay dimostra che trattavasi di calcio di rigore. Wenger toglie Pires ed inserisce il secondo portiere Almunia (spagnolo); Ronaldinho calcia e mette fuori. Arsenal in dieci, ma risultato fermo sullo 0-0. Prima di questo episodio c’era stato un ottimo quarto d’ora di calcio, con un paio di occasioni per Henry e l’equivoco tattico nella prima linea blaugrana che costringeva il centrocampo a lanciare regolarmente lungo per Giuly. Il Barcelona faticava a far girare la palla ed arrivare in area avversa, ma teneva il pallino in mano, sbilanciandosi anche troppo e lasciando spazi agli inserimenti di Henry e Ljungberg, appoggiati da Pires, Hleb e Fabregas (cresciuto nella cantera del Barcelona) in contropiede di massa spesso pericolosi. Persa la parità numerica, gli uomini di Wenger si son chiusi in area ed hanno atteso quasi rassegnati la valanga catalana, lasciando solo Henry nel centrocampo nemico. La valanga, però, non è giunta. Eto’o sulla fascia sinistra veniva bloccato da Eboue e Touré, che aiutava anche Campbell nel limitare Ronaldinho, che spalle alla porta si ritrovava ingabbiato ed avulso dalla manovra. Il risultato è stata una sola occasione vera per i campioni di Spagna (Eto’o manda sul palo) e londinesi in vantaggio all’intervallo, già che al 37’ Campbell aveva incornato in rete un calcio di punizione del capitano Henry.
Nella ripresa il tecnico olandese ha risolto l’equivoco, riportando gli attaccanti alle loro posizioni naturali ed inserendo Iniesta per il dolorante Edmilson. Il dominio del Barça è rimasto lo stesso, ma con più ordine. Nonostante ciò, la roccaforte dell’Arsenal non ha fatto una piega ed ha continuato a reggere ai continui urti. La sensazione è che un gol avrebbe ricambiato la gara. Il gol dovrebbe segnarlo la squadra in svantaggio, ma a sfiorarlo sono invece Henry (a tu per tu con Victor Valdéz) e Ljungberg. Quindi ancora cambi: dentro Larsson e Belletti, fuori Van Bommel e Oleguer, con Ronaldinho sulla linea dei centrocampisti. L’assalto è proseguito più forte di prima e la roccaforte ha ceduto: Iniesta in profondità, tocco di Larsson a deviare la palla verso Eto’o, solo davanti alla porta per la rete del pari ad un quarto d’ora e spiccioli dalla fine. L’Arsenal avrebbe potuto ora puntare ai suppelmentari, ma al Barça non è bastato. Quattro minuti ed è ancora Larsson a servire la palla dorata, questa volta a Belletti: 2-1. A nulla serve l’innesto di Reyes per Hleb (in precedenza Flamini aveva sostituito uno sfinito Fabregas), il Barcelona porta a casa il risultato.
Il risultato è quella coppa inseguita 14 anni, è il frutto di un lavoro iniziato dal trio Laporta-Rijkard-Ronaldinho nel 2003 e che ora vede il suo frutto più prelibato. Il Barcelona da tre anni professa il miglior fútbol del pianeta, gioca nel segno del divertimento e l’allegria, offre gol e gioia, guadagna meritatamente vittorie ed applausi. Onore al Barcelona, regina d’Europa.

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