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26 maggio 2006

Unisa: investire nelle nuove generazioni

La ricerca scientifica in Italia presenta essenzialmente due grandi problemi: l’ esiguità dei finanziamenti stanziati da Enti pubblici o pr
La ricerca scientifica in Italia presenta essenzialmente due grandi problemi: l’ esiguità dei finanziamenti stanziati da Enti pubblici o privati e l’inappropriata distribuzione delle risorse.
In base ai dati del 2003, la spesa governativa destinata alla ricerca, infatti, valutata come incidenza percentuale sul Prodotto Interno Lordo (PIL), è stata in Italia dell’ 1,11 contro il 2,23 della Francia, il 2,51 della Germania e l’1,86 del Regno Unito e contro una media europea dell’1,83. L’Italia è ben lontana dalle direttive del Consiglio europeo di Lisbona del 2000, che ha stabilito che entro il 2010 ogni paese membro dovrebbe raggiungere un rapporto tra spesa per ricerca e sviluppo ed il Pil pari al 3 per cento. Per quanto riguarda il numero di ricercatori per 1000 soggetti inseriti nel mondo del lavoro, l’Italia è ultima tra le nazioni sviluppate con 2,78 ricercatori contro i 9,72 del Giappone, gli 8,66 degli Stati Uniti e la media europea di 5,36. L’Italia occupa l’ultimo posto anche per numero di dottori di ricerca per 1000 individui di 25-34 anni che lavorano nel settore scientifico (0,16 contro lo 0,42 della media europea) (Fonti ISTAT).
Tale realtà non incoraggia affatto i giovani ad intraprendere la via della ricerca. Un dottorando riceve una borsa di studio di poco superiore agli 800 euro mensili e le Università non sono in grado di stanziare borse di studio per tutti i dottorandi vincitori di concorso.
In paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna l’assegnazione dei finanziamenti pubblici si basa su criteri meritocratici. Ciò non sempre avviene in Europa e, soprattutto, non in Italia. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la valutazione della ricerca e l’assegnazione dei fondi vengono fatte utilizzando un sistema rigoroso che adotta criteri accettati dalla comunità scientifica internazionale.
In tale contesto come procede la ricerca scientifica in Italia ed in particolare in Campania? I dati regionali mostrano una distribuzione territoriale della spesa per la ricerca concentrata nell’Italia settentrionale e centrale mentre la quota destinata al Mezzogiorno è pari soltanto al 10,1% del totale nazionale. Di questa il 56% è gestito dalle Università a fronte di una media nazionale del 33,9%, differenza dovuta alla maggiore incidenza degli investimenti privati. I dati relativi alla regione Campania sono tuttavia incoraggianti: infatti risulta la migliore regione del Mezzogiorno, collocandosi in graduatoria soltanto dopo Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna sia per gli investimenti delle Università nella ricerca che per il personale ricercatore impiegato, mostrando un trend positivo negli ultimi anni.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha valutato, per la prima volta in Italia, i prodotti della ricerca effettuata dalle Università e dagli altri Enti di ricerca per il triennio 2001-2003.
Da questa valutazione è emerso un risultato positivo per l’Università di Salerno: infatti in 4 delle 16 aree scientifiche analizzate, l’Ateneo salernitano ha ottenuto un punteggio superiore alla media nazionale. In particolare, il risultato ottenuto dalla Facoltà di Farmacia nell’area medica , sebbene prodotto da una sola prima unità, appare un indice estremamente significativo soprattutto considerando che, ancora prima dell’ istituzione della Facoltà di Medicina, è già presente nel nostro Ateneo un’attività scientifica e di ricerca in tale area in grado di meritare una valutazione di eccellenza.
Tale risultato rappresenta un forte elemento in grado di dare non solo visibilità alle attività svolte ma anche di far meritare al nostro Ateneo finanziamenti che possano aiutare a mantenere ed a migliorare ulteriormente la qualità culturale, didattica e formativa e costituiscano un importante incentivo per i cittadini a destinare il 5 per mille della loro dichiarazione dei redditi all’Università di Salerno. La possibilità di destinare offerte al finanziamento della ricerca scientifica e dell’università è partita in via sperimentale con l’ultima Finanziaria. La scelta non è in alternativa o in contrasto con l’otto per mille, non sottrae perciò fondi alle confessioni religiose. Inoltre non comporta alcun onere economico aggiuntivo da parte del contribuente.
I finanziamenti ottenuti verranno destinati all’erogazione di borse di studio per giovani ricercatori. Si sottolinea così l’importanza di “investire nelle nuove generazioni e dare un aiuto concreto alla ricerca che mai come in questi anni necessita di un aiuto collettivo forte”.
Per destinare il 5 per mille all’Università degli Studi di Salerno basta apporre la propria firma e indicare il numero 80018670655 (corrispondente al Codice Fiscale dell’Ateneo) nell’apposito riquadro del modello di dichiarazione dei redditi.

Maurizio Bifulco,
Ordinario di Patologia Generale,
Facoltà di Farmacia
Università degli Studi di Salerno

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