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25 maggio 2006

Verona: Cosa resta della bella età? I giovani e il mondo del lavoro

“Cosa resta della bella età? I giovani e il mondo del lavoro” è il titolo del convegno organizzato dall’Osservatorio sulle Trasformazion“Cosa resta della bella età? I giovani e il mondo del lavoro” è il titolo del convegno organizzato dall’Osservatorio sulle Trasformazioni del Lavoro istituito nel 2004 dall’assessorato alle Politiche del Lavoro del Comune di Verona in collaborazione con il dipartimento Studi Giuridici dell’Università di Verona. Indagine e report video verranno presentati venerdì 26 maggio alle 17.30 nell’aula T1 del Polo Zanotto dell’Università di Verona, nel corso del quale interverranno Mauro De Robertis, assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Verona e Donata Gottardi, direttrice di Otla..
La chiamano generazione “mille euro”, si definiscono precari, sono i nuovi ragazzi “alla prova dei lavori”. Laureati, sulla trentina, hanno contratti a progetto e collaborazioni che rinnovano di anno in anno: sono precari o flessibili? Sicuramente o semplicemente atipici.
Anche Verona ha fatto il punto della situazione con un’indagine di Otla, l’Osservatorio sulle Trasformazioni del Lavoro. Nell’indagine qualitativa condotta da Marica Martini sono stati intervistati una ventina di ragazzi sulle loro esperienze di lavoro e di vita. Riflettono sulla loro identità di lavoratori, sulle aspettative, sui progetti di vita futura e sulle difficoltà quotidiane dovute all’instabilità del loro contratto di lavoro e del loro reddito.
L’indagine fatta dall’Osservatorio è stata tradotta in un report video. Una lunga intervista a più voci ambientata a Verona dove i protagonisti raccontano la loro vita. Dalle origini, il legame con la loro famiglia, attraverso il presente, il loro pensiero sulla precarietà, fino alle aspettative future. Spesso la poesia della città fa da contrappunto alle loro parole, il fiume che scorre porta con sé le ansie, ma anche le aspirazioni. Il parco giochi mostra la contraddizione che vivono i trentenni che non riescono ad essere autonomi dalla famiglia. Ma soprattutto sono voci differenti, sono giovani lavoratori senza una rete di confronto, di colleghi con cui condividere problematiche diverse come il percorso di ciascuno.

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