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31 agosto 2006

Contributo dell’Unife alla comprensione dei lampi di raggi gamma

Alle 3.34 dello scorso 18 febbraio 2006 il satellite SWIFT della NASA con partecipazione italiana, capta un lampo di raggi X, denominato XRF 0

Alle 3.34 dello scorso 18 febbraio 2006 il satellite SWIFT della NASA con partecipazione italiana, capta un lampo di raggi X, denominato XRF 060218. Le caratteristiche (in raggi X e nel visibile) di tale evento e la sua interpretazione e rapporto con i fenomeni cosmici più affascinanti e misteriosi dell’Universo come i lampi di raggi gamma (flash di raggi gamma tra i più luminosi dell’Universo), le supernove e buchi neri sono al centro dell’articolo pubblicato oggi dalla prestigiosa rivista scientifica Nature, firmato tra gli altri dal Professor Filippo Frontera dell’Ateneo estense. “Si tratta di una ricerca che consente di comprendere meglio la natura di fenomeni che si verificano nello spazio e che sono al centro di alcuni tra i più importanti filoni di studio dell’Astrofisica degli ultimi trent’anni”, spiega il Professor Frontera. Che con i lampi gamma, i lampi di raggi X, buchi neri e supernove ha una conoscenza decennale: Frontera è stato infatti responsabile di due dei cinque strumenti a bordo del famoso satellite BeppoSAX, la cui attività (conclusasi nel 2002) permise di individuare con maggiore precisione la direzione dei raggi gamma e per la prima volta nel 1997 consentì di scoprire l’origine cosmologica di tali eventi. E proprio questi fenomeni sono al centro della notizia pubblicata oggi da Nature. “Si ritiene che i lampi di raggi gamma siano generati dal collasso di stelle di grande massa nelle esplosioni stellari note come supernove. Questa ricerca permette di aggiungere qualche tassello alla conoscenza di questi processi”, spiega Frontera. L’esplosione osservata dai ricercatori capeggiati da Elena Pian (a lungo collaboratrice del Professor Frontera) e verificatasi a 440 milioni di anni luce di distanza nella costellazione dell’Ariete, era un tipo di lampo gamma conosciuto come flash di raggi X. “Si tratta di esplosioni meno luminose dei normali lampi di raggi gamma – illustra Frontera –. Sinora non era chiaro se i lampi di raggi X avessero la stessa origine dei lampi di raggi gamma, cioè dal collasso di una stella in una supernova. Queste osservazioni rendono certa questa relazione”. Secondo gli autori della ricerca, i lampi di raggi X potrebbero essere stati prodotti da una stella più piccola rispetto a quelle delle normali supernove che invece producono i normali lampi gamma. Infatti, secondo i calcoli dei ricercatori, la stella progenitrice dei lampi captati lo scorso 18 febbraio aveva una massa pari soltanto a 20 volte quella del nostro Sole. L’ipotesi è che mentre le stelle che generano i lampi gamma, quando collassano, formano buchi neri, la stella progenitrice della supernova e dell’esplosione osservata dagli autori della ricerca sia invece collassata in una stella di neutroni.
“Un dato – concludono i ricercatori – che può significare che la formazione di buchi neri non è una componente essenziale dei lampi di raggi gamma”.

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