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23 agosto 2006

La Sapienza: il raggio verde che ti cura

Fino ad oggi, per trattare l’ipertrofia prostatica, cioè l’ingrossamento della prostata, la medicina si avvaleva della resezione endoscopic

Fino ad oggi, per trattare l’ipertrofia prostatica, cioè l’ingrossamento della prostata, la medicina si avvaleva della resezione endoscopica o Turp: una tecnica piuttosto invasiva il che si realizza attraverso l’utilizzo un bisturi elettrico. Oggi tale metodica potrà essere affiancata e col tempo sostituita, da un’altra meno invasiva e che assicuri minori rischi e tempi di operazione ridotti. Si tratta della tecnica chiamata Pvp (Photoselective vaporization of the prostate) che sfrutta un nuovo tipo di laser ad alta potenza, il quale, introdotto con un piccolo endoscopio nell’uretra, “vaporizza” , senza aggressioni, la ghiandola ingrossata. “In 30-60 minuti, il laser scalda a 500 gradi la parte da eliminare, vaporizzandola millimetro per millimetro con estrema precisione, senza provocare sanguinamento, anziché “affettarla” come fanno sia il bisturi, sia altri tipi di laser in uso” spiega Andrea Tubaro, docente di urologia dell’Università La Sapienza di Roma. L’intervento, in anestesia spinale, si può eseguire in regime di day hospital: qualche ora appena di degenza post operatoria contro i 3-6 giorni di degenza causati dalla resezione endoscopica. La maggior parte dei pazienti torna a casa il giorno stesso e al lavoro in meno di una settimana. Con un abbattimento dei costi socio-sanitari, ma non solo: “A parità di efficacia, la nuova tecnica riduce sensibilmente i rischi e le complicazioni durante e dopo l’intervento rispetto alla Turp” afferma Giancarlo Comeri, responsabile dell’Unità operativa di urologia e andrologia del Centro Multimedia di Castellanza (Varese), che ha all’attivo circa 150 interventi.

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