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9 agosto 2006

Laurea honoris causa: è solo questione di affari

Papa Wojtyla, Umberto Eco, Mario Monti, Mario Draghi, , Vittorio Foa, Oscar Luigi Scalfaro, Gino Strada, Danilo Dolci, Luciano Ligabue, Don C

Papa Wojtyla, Umberto Eco, Mario Monti, Mario Draghi, , Vittorio Foa, Oscar Luigi Scalfaro, Gino Strada, Danilo Dolci, Luciano Ligabue, Don Ciotti, Enzo Siciliano, Rita Levi Montalcini, Edoardo Boncinelli, Helmut Kohl, Claudio Abbado, Andrea Camilleri , Alberto Sordi, Valentino Rossi, Vasco Rossi. Si potrebbe continuare all’infinito . Quelli citati sono soltanto alcuni dei personaggi che hanno ricevuto la laurea honoris causa da università italiane e straniere. L’elenco è interminabile e accanto alle celebrità della politica, dell’economia, della musica, della letteratura e dello spettacolo ci sono uomini meno noti che hanno contribuito nella loro vita alla medicina, alla fisica, alla matematica, al diritto, all’ architettura, all’ingegneria. Da Rory Byrne per l’ingegneria a Vinton Cerf e Robert Kahn per l’informatica, dal fisico tedesco Claus Ernst Rolfs al professore di economia Daniel Kahneman. Basti pensare che il motore di ricerca Google dedica ai laureati honoris causa ben 78 pagine fitte fitte. Ce n’è per tutti i gusti, tanto che risulta difficile trovare chi tra i personaggi famosi non l’abbia ricevuta.
Nonostante l’olimpo delle celebrità, degli uomini di scienza e di pensiero sia pieno zeppo di laureati honoris causa, resta il dubbio: che cos’è una laurea honoris causa? Con quale criterio viene conferita? Non sarà che in epoca di competizione feroce tra gli atenei viene usata per dare la caccia alle matricole con nomi altisonanti? Non è che viene usata per sponsorizzare questo o quell’imprenditore, questa o quella ricerca in cambio di finanziamenti? L’enciclopedia è chiara in proposito: Una laurea honoris causa è un «titolo accademico straordinario, assegnato ad un individuo come riconoscimento alla propria esperienza e conclamata competenza in un determinato campo del sapere, pur senza aver dato gli esami richiesti per conseguirla». Gli esperti spiegano che è una laurea a tutti gli effetti. L’assegnazione di una laurea honoris causa permette infatti di fregiarsi del titolo di dottore e di insegnare in università la materia relativa (dopo il necessario iter accademico).
Malgrado il crisma delle definizioni enciclopediche e il rito pomposo dei conferimenti con tanto di laudatio del docente che presenta e di lectio doctoralis del laureato eccellente, nelle Università italiane non tutti la pensano allo stesso modo a proposito della credibilità di questo titolo.
Tanto per fare un esempio clamoroso, si scopre che l’Università Bocconi in cent’ anni di vita non ha mai conferito questo titolo. Una nota polemica si intravede nelle parole del portavoce dell’Università Statale che snocciola suoi laureati come Umberto Veronesi, il giurista Elias Diaz, il fisico nucleare Bruno Coppi, sostenendo che lo spartiacque è con quegli atenei che usano le lauree honoris causa per finire sui giornali. Il riferimento forse è al conferimento della laurea honoris causa a Vasco Rossi, uno dei giganti della musica rock italiana, ma Giovanni Puglisi, il rettore dello Iulm, l’Ateneo che ha premiato il popolarissimo Vasco non ci sta!
Nessuno nega che le cause honoris causa vengano usate come immagine per attrarre studenti. «La caccia alle matricole è in pieno corso – spiegano in Cattolica – e le cause honoris causa danno credibilità agli atenei». Qualcuno dei concorrenti arriccia il naso per il fatto che la Cattolica ha conferito le ultime tre lauree honoris causa a troppi imprenditori: Giovanni Arvedi, Gennaro Auricchio, Diana Bracco.

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