• Google+
  • Commenta
11 settembre 2006

Università delle Marche: I misteri negli abissi blu

Conosciamo di più della superficie di Marte, Venere e della metà oscura della Luna che della vita negli abissi dei nostri oceani.

Conosciamo di più della superficie di Marte, Venere e della metà oscura della Luna che della vita negli abissi dei nostri oceani. Organismi unicellulari grandi 25cm, pesci bioluminescenti, blobfish, grosse e spaventose creature marine con una testa dalle sembianze umane, ancestrali esseri viventi che vivono tra montagne sottomarine a 5mila metri di profondità. Finanziato con oltre un miliardo di dollari, “Census of marine life” è il progetto che coinvolgerà fino al 2010 oltre mille scienziati in settanta paesi di tutto il mondo, con l’obiettivo di conoscere e censire cosa viveva, cosa vive e cosa vivrà nei nostri mari. “Gli oceani producono circa il 60% del valore dei beni e dei servizi utili all’uomo – afferma Roberto Danovaro, direttore del dipartimento di scienze del mare all’Università Politecnica delle Marche – un valore di 21 miliardi di dollari l’anno, da sommare agli stimati 40 miliardi di dollari l’anno ottenibili nel prossimo futuro dagli ambienti marini ancora sconosciuti, gli abissi”. Più di 200mila specie marine censite fino ad oggi, fino a 8 milioni ancora da scoprire, “il mare occupa il 70% della superficie terrestre e il 95% della biosfera, la parte del nostro pianeta che contiene la vita, è sott’acqua – prosegue il prof. Danovaro – finora è stato studiato solo il 5% degli oceani, c’è la necessità di investire in tecnologie avanzate per conoscere e scoprire cosa ci riserva il futuro del pianeta”. Nei mari c’è una biodiversità immensa e come i cerchi del tronco di un albero i coralli permettono di studiare la storia della Terra ed i cambiamenti climatici, “informazioni importantissime – sostiene il prof. Danovaro – utili per conoscere di più sulla vita e sull’evoluzione dell’uomo”. “Le nuove tecnologie ci hanno permesso di sviluppare ricerche accurate, di conoscere le diversità, la distribuzione e la ricchezza dei nostri oceani – sostiene Jesse H. Ausubel, direttore newyorkese del Programma per l’Ambiente Umano della Rockefeller University – abbiamo etichettato più di 2mila specie, possiamo rilevare i movimenti migratori e stiamo costruendo mappe dettagliate per far vedere a tutti l’ambiente marino così com’è visto dai suoi abitanti”. Escursioni termiche da 150 a -2°C, pressioni oltre le 400 atmosfere oltre i 10mila metri di profondità, “in questi ambienti abissali sono state scoperte specie viventi che si nutrono di metano – conclude il dott. Danovaro – una risorsa superiore di almeno due volte quella petrolifera e che potrebbe costituire il futuro energetico per l’intero pianeta”.

Google+
© Riproduzione Riservata