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26 ottobre 2006

E’ tempo degli studenti – lavoratori

Di giorno a lezione in facoltà, di notte nei pub e nei ristoranti a servire ai tavoli oppure in giro a consegnare pizze: è la vita degliDi giorno a lezione in facoltà, di notte nei pub e nei ristoranti a servire ai tavoli oppure in giro a consegnare pizze: è la vita degli universitari che, per non pesare sulle spalle dei genitori, cercano di conciliare studio e lavoro per pagarsi affitto, libri, ma soprattutto per avere qualche soldo in più per divertirsi, facendo fronte al caro-vita che si è fatto sentire anche nelle loro tasche, in particolare nelle città con mega-Atenei. Cofimp, la Business school dell’Associazione delle piccole e medie imprese, ha condotto un’indagine per verificare in quali settori lavorano gli studenti e perché. “Se fino a non molti anni fa – dicono i promotori – lo studio era considerato dagli universitari il loro lavoro, l’impegno al quale dedicarsi a tempo pieno, oggi non è più così, sempre più lo studio si intreccia con attività lavorative di ogni genere”. Dal campione di mille universitari dell’Alma Matern di Bologna, soprattutto fuori sede, risulta che il 70% lavora durante gli anni di studio. Un dato confermato a livello nazionale dall’Indagine AlmaLaurea sul profilo di 140mila laureati italiani: 76 su cento arrivano alla discussione della tesi con esperienze di lavoro alle spalle, ben il 42% è stato impegnato in lavori occasionali, saltuari e stagionali, anche se resta pur sempre vero che un laureato su cinque esce dall’università senza aver mai avuto esperienze di lavoro. Secondo la ricerca di Cofimp, il lavoro più gettonato è quello di cameriere, barista o cuoco (16,4%). Molti scelgono anche di fare i promoter di negozi e aziende (10,7%). L’attività di volantinaggio riguarda il 9% degli studenti lavoratori. L’impiego da baby sitter è preferito dal 4% delle intervistate, una percentuale inferiore a quante preferiscono fare le commesse nei negozi (8,6%). Ma c’è anche chi mette a frutto il proprio talento sportivo, facendo l’istruttore di una disciplina sportiva, o la propria preparazione universitaria dando ripetizioni scolastiche. Ancora, il 5,3% aspetta l’estate per fare l’animatore o il bagnino (il 2,5%) e anima il popolo della notte nei locali notturni. Non mancano i lavori di segreteria (2,9%), gli infermieri (1,2%), chi si occupa di servizi domestici (il 2%). La maggior parte degli universitari (39,2%) lavora per 5-10 ore settimanali, ma c’è anche chi ritaglia allo studio oltre 20 ore settimanali (16,9%) e chi dedica al lavoro l’intera settimana (15,4%) con oltre 35 ore.
“È dura, durissima”, commenta Nello Cardenia, il lavoro in un pub per cinque giorni a settimana, dalle dieci di sera alle tre di notte, un contratto regolare, dal primo settembre al 31 maggio, a 600 euro al mese. “Al sabato avevo il corso di spagnolo alle nove del mattino, se facevi più di quattro assenze dovevi ritirarti. Così è stato, come fai a lavorare al venerdì sino alle quattro di notte e poi andare a lezione puntuale tutte le settimane? Ne ho parlato con la docente, ma non c’è stato nulla da fare”. Le difficoltà a conciliare studio e lavoro, per quanto si tratti di impieghi salutari, c’è. “Anni fa si sentiva di meno, ma ora quasi tutti i ragazzi nelle mie condizioni sono costretti a lavorare mentre studiano”, continua Nello, che ha lasciato Alghero quattro anni fa per studiare nella “mitica” Bologna. “È tutto caro, una famiglia normale deve mettere in conto almeno 800 euro al mese per gli studi del figlio”. Anche Angela ha lavorato per anni in un pub nei fine settimana, “un bel lavoro, ma fisicamente faticoso e soprattutto ti bruci il sabato e la domenica. Lo stipendio? Senza contributi o con meno ore segnate nel contratto di quelle che facevo”. Dal punto di vista economico – secondo l’indagine Cofimp – la maggior parte degli universitari guadagna da cinque a dieci euro all’ora. Il 28% riesce a portarne a casa dai dieci ai quindici. A fronte di un 24% ben pagato – l’istruttore sportivo e le ripetizioni sono i lavori meglio retribuiti – ci sono otto giovani su cento che guadagnano meno di cinque euro all’ora. “Lavori per non pesare troppo sui genitori, è faticoso, ma i costi sono alti per chi frequenta una università”, è la testimonianza di Carmine Casella che ha fatto per un anno il pizzaiolo in una pizzeria d’asporto. “Chi fa volantinaggio o il pony express è quasi sempre pagato in nero”, dice Gianni Monte, laureando a Scienze Politiche. “Anche se con la Legge 30 è più facile trovare contratti e collaborazioni, comunque lavori senza tutele”. Per i promotori della ricerca, “sono tuttavia incarichi che molti dei ragazzi reputano utili per la loro crescita, anche professionale: se quattro su dieci dichiarano di svolgere queste attività solo per avere un po’ di denaro in tasca, sei su dieci reputano le esperienze lavorative utili per la loro crescita a vario titolo”. Insomma, lavorare mentre si studia, fa curriculum. Anche se il lavoro “vero”, assicura Sabrina Adami, responsabile dell’area giovani di Cofimp, “arriva sempre e comunque dopo. Si tratta di esperienze lavorative che quasi mai hanno a che fare con il futuro professionale di questi ragazzi”. Un dato dalla doppia valenza sembra essere certo: gli studenti-lavoratori fanno onore ai nostri Atenei e sono dei portatori di cultura negli ambienti di lavoro, a volte anche troppo umili, in cui si inseriscono.

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