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28 ottobre 2006

Etica e sapere

Ritrovandoci ad osservare le cronache televisive,ad ascoltare quelle radiofoniche o a leggere i giornali,molto spesso si palesa il fatto che i pro

Ritrovandoci ad osservare le cronache televisive,ad ascoltare quelle radiofoniche o a leggere i giornali,molto spesso si palesa il fatto che i protagonisti di numerosi casi di malcostume sono esponenti delle solite categorie di galantuomini,politici,membri del mondo della cultura,del sapere scientifico etc,etc…
Quello che più stupisce,valutando quelle che sono le priorità indicate dai vari organismi deputati alla gestione del mondo dell’istruzione e delle università di tutto il mondo,è la scarsa attenzione nei riguardi di temi di primaria importanza come la morale,l’etica ed il rispetto per la dignità dell’individuo.Valori che prescindano dalla logica del risultato ad ogni costo.
In un contesto di relativismo culturale,che ha avuto il suo apice nell’aberrante costituzione europea che un paio di anni fa ha deliberatamente ignorato ogni riferimento alle radici cristiane dell’Europa;riferimento che avrebbe rappresentato un chiaro monito,un segnale in difesa di una cultura della vita e della dignità;il mondo delle università avrebbe dovuto puntare sulla difesa dell’etica quale vero strumento di conoscenza e di crescita.
Invece niente di tutto questo;ciò che emerge da un’attenta osservazione del fenomeno,come al solito,sono il consueto spettacolo offerto dagli amici e dagli amici degli amici,il pesce grosso che mangia quello piccolo,i parcheggi e le aree riservate,la firmetta sul libro di testo il giorno dell’esame…
Nessuna attenzione verso comportamenti superiormente etici,che vadano oltre una correttezza di prammatica messa in atto solo per salvare le apparenze.
Quella che è la società odierna è frutto anche dell’assenza di un’istruzione che funga da filtro e da garante nei confronti di chi non vuole rassegnarsi all’andazzo.
Mi chiedo se il vero Sapere stia davvero in questo tipo di realtà o se,al contrario,l’università non stia diventando un nuovo oppio dei popoli e non sia il caso di ritornare a quella cultura della manualità e dell’ operosità,generatrice,in passato,di esempi di pura nobiltà di spirito.

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