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27 ottobre 2006

Gli ingegneri sono i più richiesti

Secondo il rapporto dell’Istat “Università e lavoro: orientarsi con la statistica”, l’università italiana è in crisi; tanto c

Secondo il rapporto dell’Istat “Università e lavoro: orientarsi con la statistica”, l’università italiana è in crisi; tanto che un giovane su cinque non rinnova l’iscrizione al secondo anno (nel 2005 il calo complessivo è stato del 4,5%). I dati comunicati in questi giorni dall’Istituto Nazionale di Statistica, sono collegati al fatto che non sempre avere una laurea in tasca significa avere un posto assicurato. Circa il 38% dei giovani laureati del 2001 che ha trovato lavoro risulta impiegato con contratto a termine, il 43% ha un contratto a tempo indeterminato e il 19% ha avviato un lavoro autonomo. Tra i più fortunati, in prima fila, ci sono i laureati in Ingegneria gestionale i quali, ha tre anni dalla laurea, nell’89% dei casi ha un’occupazione continuativa. Bene anche Ingegneria delle telecomunicazioni (88%), Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%). Sono ottime le possibilità di lavoro anche per i laureati in Farmacia (80%), Economia aziendale (77%), Odontoiatria e protesi dentaria (75%) e Scienze della comunicazione (74%). La maglia nera in questa speciale classifica sull’occupazione dopo la laurea, spetta invece ai laureati del gruppo medico ed educazione fisica (20%). Pessimi sono anche i riscontri per i laureati dei gruppi giuridico (42%), letterario (46%) e insegnamento (51%). Certo, i dati forniti dall’Istat non sono dei più incoraggianti per chi si è appena iscritto all’università o intende farlo a breve, ma non tutto i mali però vengono per nuocere. La crisi che sta attanagliando gli atenei italiani dimostra che oramai si è toccato il fondo, e che più in basso di così non si può certo andare. Occorre dare il via ad un piano di ristrutturazione di quel sistema universitario che, fino a non molti anni fa, produceva laureati di successo con una preparazione ed un bagaglio culturale che tutta l’Europa c’invidiava. Spetterà dunque al nuovo Governo di centrosinistra formula una riforma che faccia ritornare gli atenei italiani allo splendore di un tempo.

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