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20 ottobre 2006

L’università si rivolta contro la finanziaria

Tutti contro la finanziaria, in marcia verso il 7 novembre. Molti gli esponenti del mondo universitario che si sono alzati contro le nuove

Tutti contro la finanziaria, in marcia verso il 7 novembre. Molti gli esponenti del mondo universitario che si sono alzati contro le nuove disposizioni del governo.
Già il 10 ottobre scorso Guido Trombetti, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, aveva rivolto delle critiche alla parte della Legge Finanziaria rivolta al mondo accademico, che è stata discussa in questi giorni in Parlamento. Presentando anche i suoi timori per ulteriori tagli al finanziamento della didattica e della ricerca. Luogo del suo sfogo accorato “ufficiale”: di fronte al Presidente della Repubblica.
Tutti sono d’accordo che non sia una Finanziaria per università ed enti di ricerca, quella che sta per varare il governo di centrosinistra, ma che “elargisce” fondi a imprese e privati. Anche i sindacati confederali dei comparti università e Ricerca stanno denunciando una situazione a loro avviso “ormai insostenibile” per il sistema pubblico. E si stanno mobilitando per due giornate di sciopero generale: il 17 novembre per il comparto università e il 20 novembre per quello della ricerca, con sit-in delle manifestazioni davanti Palazzo Chigi e Parlamento. Ad alzarsi contro la finanziaria i maggiori esponenti sindacali di settore: da Enrico Panini per la Flc-Cgil a Franco Cesarino per la Cisl-Fir, da Domenico Di Simone per la Cisl Università ad Alberto Civica per la Uilpa-Ur. Tutti insoddisfatti, così hanno definito il loro stato d’animo in una conferenza stampa congiunta, soprattutto per il nodo del precariato, che il governo continua ad ignorare. Insoddisfazione che ha il suo centro nel problema del precariato, che questa Finanziaria “non risolve in alcun modo”, e una “cronica insufficienza” dei fondi. Molto dure le parole di Alberto Civica: “Questa Finanziaria ha fatto un’opera di ‘killeraggio’ su enti di ricerca e università. Basti considerare il capitolo dei finanziamenti ordinari, che sono quelli che consentono la sopravvivenza di tali istituzioni: per gli enti pubblici di ricerca si tratta di 1630 mln di euro, una cifra invariata rispetto agli anni scorsi, mentre per l’Università, a fronte di un incremento pari a 94 mln di euro, si è registrato un taglio di 200 mln di euro in virtù del decreto Bersanì. Questa penosa situazione, come ha riferito Civica “non permetterà a enti e atenei di rinnovare i contratti di lavoro”. Infine, ha riferito su quanto il precariato sia una piaga prendendo ad esempio la percentuale di precari la quale “sta raggiungendo livelli che mettono in discussione l’esistenza stessa delle istituzioni: quando un ente come l’Istituito nazionale di fisica nucleare Infn ha il 70% di personale precario, diventa precaria la stessa istituzione”. I numeri per l’università sono alla portata di tutti, affermano i sindacati, degli 80.000 dipendenti di ruolo tra docenti, ricercatori, tecnici e amministrativi, vi sono tuttavia troppi contratti a tempo determinato, infatti, il personale precario raggiunge le 50.000 unità. Negli enti pubblici di ricerca circa 15.000 sono i precari rispetto a 20.000 dipendenti a tempo indeterminato. Per quanto riguarda i fondi previsti da questa finanziaria, ha detto Civica, negli enti di ricerca “le assunzioni non potrebbero essere oltre una cinquantina”, con gravi problemi per proseguire nella ricerca e nel lavoro.

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