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31 ottobre 2006

Napoli: Studenti, attenti ai buoni…

Questo breve articolo si propone come una flebile voce di denuncia. Parte, semplicemente e senza molte pretese da un’esperienza reale, per dare l’

Questo breve articolo si propone come una flebile voce di denuncia. Parte, semplicemente e senza molte pretese da un’esperienza reale, per dare l’idea di una condizione altrettanto reale: quella degli studenti, molto spesso, almeno qui nel sud Italia, trattati con modi davvero iniqui. Perchè gli studenti sono giovani, ed in quanto tali, secondo molti, persone incomplete, non dotate dei diritti che competono ad un adulto.
L’esempio che apporterò come prova della mia tesi è tratto da una mia esperienza personale, un’esperienza purtroppo per molti normale, cosa che, probabilmente, la rende ancor più sgradevole.
Alle ore 13.30 circa, non avendo corsi da seguire, ma dovendo rimanere nell’area universitaria, ero in cerca di una pizzeria in cui pranzare. Non avendo soldi contanti avevo deciso di pagare con i buoni emessi dall’Università degli Studi Federico II, dei buoni concessi ai professori ed agli studenti. Ero con una mia amica, nelle mie stesse condizioni. A Napoli non sono rare le pizzerie, tuttavia non è tanto facile trovare quelle che siano convenzionate con l’università e dunque accettino in pagamento i buoni. Ma dopo una breve ricerca avevo trovato il posto che faceva per me (almeno così pensavo): una pizzeria a Fuorigrotta, il Gambero Rosso, che mi sembrava piuttosto attraente, anche per uno spazio con dei tavolini fuori. Dunque dopo essermi accertato che accettassero i suddetti buoni, ho chiesto al banco se ci potessimo sedere fuori, al che la loro risposta è stata:” No, gli studenti solo dentro”. Ho provato a ribattere, ma mi è stato ripetuto, piuttosto scortesemente, che gli studenti si possono sedere solo all’interno del locale. Ovviamente molto seccato, mi sono comunque seduto, con la mia amica, all’interno, dove abbiamo consumato una pizza a testa ed una bottiglia grande di acqua, pagando con le tessere. Poi, infastidito dal fatto di essere dovuto stare a delle condizioni dettate dall’esterno senza alcuna apparente logica, sono andato alla cassa a chiedere informazioni, molto cortesemente.
“Mi scusi, ma come mai gli studenti non si possono sedere fuori?”
“ No, eh…è per una questione di organizzazione, sennò poi come facciamo con la clientela? Meglio separare la clientela dagli studenti!” E’ stata la assurda e scortese risposta della cassiera.
Proprio come se gli studenti non fossero dei clienti normali! Quando io ho pagato per una pizza ed una bibita un prezzo che a Napoli è anche troppo alto.
Non sono considerato un cliente, perchè sono uno studente. Beh, io penso che non tornerò mai più in un posto del genere (ovvio!) ma ciò che mi stupisce è che molti ragazzi nemmeno sanno che sarebbe loro diritto al pari di quello di chiunque altro, avere la possibilità di scegliere dove sedersi in un locale in cui per mangiare pagano, e magari anche un prezzo più alto di altri clienti. Casi simili non sono rari, e non si tratta solo di ristoratori menefreghisti e discriminatori, ma anche di pubblici ufficiali, burocrati o esercenti di qualsiasi tipo, che cercano di trarre vantaggi dall’aria sprovveduta di ragazzi e studenti.

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