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27 ottobre 2006

Trento: un Ateneo in buona salute con prospettive di crescita

Nel corso della seduta di oggi il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento ha ascoltato la presentazione della relazione annual
Nel corso della seduta di oggi il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento ha ascoltato la presentazione della relazione annuale del Nucleo di Valutazione sulle modalità di funzionamento dell’Ateneo nel corso del 2005. Il Nucleo – l’organo che per Statuto verifica la correttezza dell’amministrazione – è incaricato di fornire un quadro dell’andamento dell’Ateneo con una rassegna sintetica dei punti di forza e di quelli di debolezza, così come delle opportunità e dei rischi che caratterizzano la gestione dal punto di vista didattico, scientifico e amministrativo-gestionale.
Il Nucleo, presieduto dal professor Antonio Schizzerotto, ha espresso un parere sostanzialmente positivo sul funzionamento complessivo dell’Università di Trento e sui modi in cui sono state utilizzate le risorse finanziarie disponibili. Uno sforzo maggiore, secondo le indicazioni emerse dall’analisi, dovrà essere compiuto per meglio qualificare le attività didattiche e di ricerca, per innalzare la capacità di attrazione verso gli studenti che risiedono fuori provincia e per accrescere le capacità competitive sul mercato della docenza.
In riferimento alla didattica, nuove, o maggiori, attenzioni dovrebbero essere riservate, secondo il Nucleo, all’accreditamento dei corsi di studio, alla mobilità internazionale degli studenti delle lauree triennali, alla riduzione dei fenomeni di dispersione e di irregolarità degli iscritti e al collegamento tra la formazione accademica e le richieste di capitale umano provenienti dal mondo del lavoro, non solo locale. In relazione alla ricerca, invece, dovrebbero essere stimolate la partecipazione in posizione di guida ai progetti di ricerca e alle reti di eccellenza finanziati dall’UE.
Per quanto riguarda la provenienza degli studenti, si dovrebbe pensare, da un lato, al miglioramento delle politiche di orientamento della didattica e, dall’altro lato, all’ampliamento delle opportunità di alloggio e alla riqualificazione delle politiche del diritto allo studio, in accordo con l’Opera Universitaria. In merito al personale docente e ricercatore il Nucleo suggerisce di considerare una differenziazione delle remunerazioni sulla base delle prestazioni, per attrarre studiosi italiani e stranieri di chiara fama e per fare emergere e riconoscere quanti, tra quelli già in servizio, maggiormente si impegnano nelle attività di ricerca, gestionali e didattiche.
Ecco, in sintesi, quanto evidenziato nell’analisi, per ogni aspetto della gestione.
Offerta formativa
Corsi di studio in linea con i requisiti minimi quantitativi e qualitativi del MIUR, buon livello di internazionalizzazione del corpo docente rispetto alla media nazionale e consistenza degli accordi di doppia laurea: sono alcuni dei punti di forza rilevati dall’analisi per quanto riguarda l’offerta formativa. Tra gli aspetti positivi, da segnalare anche le ottime valutazioni degli studenti nei confronti dell’attività didattica, l’ampiezza e la qualità dei servizi di supporto e i servizi di accoglienza.
D’altra parte, il Nucleo evidenzia un possibile rischio legato all’estesa articolazione dell’offerta formativa e alla sua scarsa verticalizzazione. Il Nucleo, in questo senso, suggerisce all’Ateneo di investire più nella formazione accademica superiore e meno in quella di base, che dovrebbe avere carattere maggiormente trasversale. Una propensione ancora scarsa verso la certificazione di qualità dei corsi di studio (solo 17) e un numero ancora troppo basso di master attivati sono altri aspetti di debolezza rilevati nell’analisi.
La domanda formativa
La sostanziale stabilità del numero complessivo di iscritti (soprattutto in riferimento al quadro nazionale), la contenuta riduzione di quello degli immatricolati puri, il notevole incremento degli iscritti al primo anno delle lauree magistrali e la crescita dell’incidenza degli studenti stranieri (seppur ancora limitata dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dai Paesi asiatici emergenti) sono elementi di forza della domanda formativa all’Università di Trento. Segnali incoraggianti, che vanno ad aggiungersi alla capacità mostrata dall’Ateneo di intercettare larghissima parte della domanda primaria di istruzione accademica proveniente dalla comunità locale. Quest’ultimo fenomeno può, tuttavia, rappresentare anche un elemento di debolezza, perché denota un marcato localismo (circa la metà degli immatricolati provengono dalla provincia di Trento e oltre i due quinti dalle province limitrofe).
Gli esiti didattici degli studenti e quelli occupazionali dei laureati
Spostando l’attenzione sugli aspetti processuali e di esito delle attività didattiche, il Nucleo rileva dati confortanti sui tassi di proseguimento (oltre i due terzi degli immatricolati si ritrovano iscritti al terzo anno) e dei tassi di regolarità negli studi, un po’ sopra la media nazionale. Aspetti che, seppur positivi, non hanno però dato segni di crescita significativa durante gli ultimi tre anni accademici. Cala il numero degli iscritti alle lauree di I livello che compiono esperienze formative all’estero, nonostante le numerose possibilità offerte dall’Ateneo. Superiore alla media italiana è invece il dato relativo agli esiti occupazionali dei laureati quadriennali che trovano impiego nel giro di un anno dal conseguimento del titolo.
La ricerca scientifica e le scuole di dottorato
Il buon posizionamento della ricerca svolta dall’Ateneo trentino è testimoniato dagli indici positivi della valutazione CIVR, dalla presenza, più elevata della media nazionale, di coordinatori nazionali di PRIN sul totale dei ricercatori e dalla crescita nel tempo dell’ammontare dei finanziamenti provenienti dall’UE (oggi, in media, 12.300 euro per ogni ricercatore). Buona, ma ancora da rilanciare la produttività degli studiosi, le ricadute in termini tecnologici della ricerca di base (brevetti) e le attività in conto terzi.
I punti di forza pesano più dei punti di debolezza anche nel caso dei dottorati di ricerca: a fronte di un calo delle borse di studio finanziate da enti esterni e di una limitata tendenza a integrare il percorso con esperienze all’estero, cresce la capacità di attrazione delle scuole di studi dottorali e per i dottorati trentini rimangono alte le possibilità di ottenere una borsa di studio dall’Ateneo.
Il personale
Due sono i punti di forza individuati dal Nucleo di valutazione: la limitata incidenza dei costi pertinenti sull’ammontare del FFO (76,7%, mentre in altri atenei si è già superata la soglia di legge del 90%) e del bilancio, e il contenuto ammontare degli insegnamenti e della relativa spesa, affidati a personale esterno.
Per quanto riguarda il personale docente (professori ordinari, professori associati e ricercatori), il Nucleo invita l’Ateneo a proseguire nella strada intrapresa già dal 2002 a sostegno dei giovani ricercatori. Una direzione che potrà incidere sostanzialmente sulla futura competitività. Un elemento di preoccupazione è costituito dall’omogeneità dei trattamenti economici, che tengono conto soltanto della fascia e dell’anzianità di servizio.
Per quanto riguarda, invece, il personale dell’area amministrativa e tecnica si assiste ad una sostanziale stabilità nelle dimensioni e nei suoi costi, grazie ai processi di riorganizzazione posti in essere dall’Ateneo negli ultimi anni. Cresce inoltre la partecipazione alle iniziative di formazione e di aggiornamento professionale.
Il bilancio
Un commento favorevole è arrivato dal Nucleo anche in tema di bilancio. Quello dell’Ateneo è un documento di elevata qualità tecnica. In più, altri aspetti confortanti sono legati alla dinamica positiva delle entrate, che nell’ultimo anno sono cresciute in modo molto più consistente rispetto alle spese.

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