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18 ottobre 2006

Udine: grazie all’AIRC, nuova strada per la lotta ai tumori

Due nuovi composti in grado di uccidere le cellule tumorali che hanno acquisito resistenza ai più comuni farmaci anti-tumorali. È la scop

Due nuovi composti in grado di uccidere le cellule tumorali che hanno acquisito resistenza ai più comuni farmaci anti-tumorali. È la scoperta frutto del lavoro del gruppo di ricercatori della facoltà di Medicina dell’università Udine, diretto da Claudio Brancolini, con la collaborazione dello statunitense National Cancer Institute, nell’ambito del lavoro di ricerca finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Il lavoro «apre una nuova, importante strada – spiega Brancolini – alla sfida più impegnativa della ricerca sul cancro, ossia quella di identificare nuove strategie per eliminare le cellule neoplastiche che acquisiscono resistenza ai comuni trattamenti chemioterapici». La chemioresistenza, ovvero la capacità del tumore di resistere anche alle dosi sempre più elevate di un farmaco anti-tumorale, è, infatti, uno dei maggiori problemi che pregiudicano la sopravvivenza dei pazienti. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Cancer Research.

I ricercatori, dopo due anni di intenso lavoro, hanno identificato due nuovi composti con capacità di uccidere le cellule tumorali con potenzialità completamente nuove, attraverso un meccanismo diverso e più efficace di quello usato dai più comuni farmaci anti-tumorali. «I due composti – precisa Brancolini – sono dei “prototipi” e molti studi ancora, per la definizione in dettaglio del loro meccanismo di azione e per potenziarne l’efficacia, devono essere fatti prima di pensare ad un uso clinico degli stessi. Tuttavia, sicuramente una nuova strada è stata aperta». Artefici principali del lavoro, con Brancolini, Emanuela Aleo, dottoranda del dipartimento di Scienze e tecnologie biomediche dell’università di Udine, e Clare Henderson, che dopo aver concluso gli studi nell’ateneo friulano, lavora come ricercatrice all’Ontario Cancer institute di Toronto.

Nel corso della ricerca «abbiamo effettuato – dice Brancolini – una selezione in laboratorio su una collezione di molecole». I due composti ottenuti sono degli inibitori di una classe di enzimi, le isopeptidasi, coinvolta nella regolazione della degradazione delle proteine. «La scoperta – continua Brancolini – mostra una maggiore morte delle cellule tumorali in seguito all’inibizione, da parte dei due composti, della degradazione delle proteine, probabilmente perché le cellule tumorali accumulano molto più frequentemente proteine mutate che devono essere degradate in continuazione per permettere la sopravvivenza delle stesse».

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