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30 dicembre 2006

Dati AlmaLaurea di occupati neo-laureati. Bologna sorride.

Lavoro dopo laurea triennale; non pervenuto. Secondo l’annuale ricerca di Alma Laurea sulla condizione occupazionale dei neo-laureati, non è
Lavoro dopo laurea triennale; non pervenuto. Secondo l’annuale ricerca di Alma Laurea sulla condizione occupazionale dei neo-laureati, non è molto rassicurante il quadro che ne viene fuori. Almeno a livello nazionale. Lo stesso consorzio bolognese, ha poi analizzato i dati ateneo per ateneo, mettendo in evidenza la buona affidabilità di certe Università rispetto alle altre. Un dato su tutti. L’Università di Bologna, su 1630 laureati di primo livello dalla sessione estiva del 2004, ne ha immessi nel mondo del lavoro il 68%. Il dato nazionale è del 54,5%. Di questo 68%, il 54% non fa più parte della categoria studentesca essendo pienamente occupato, mentre il 14% coniuga gli studi della specialistica col lavoro. Il 24% dei neo-laureati bolognesi, invece, si dedica pienamente alla laurea magistrale, contro il 36% del dato nazionale. Solo il 5%, infine, è ancora alla ricerca di un’occupazione. Numeri certamente confortanti per gli studenti dell’Alma Mater, un po’ meno per tutti gli altri, ormai consapevoli di dover continuare a sgobbare sui libri, dopo le superiori, quantomeno per sei-sette-otto anni di fila.
Un’altra indagine, invece, ha sottolineato come il numero dei neo-laureati che trovano lavoro è sceso, in maniera proporzionale, dal 2000 fino al 2004. E’ un dato non irrilevante perché in mezzo c’è stato il varo di una riforma che si è sempre posta l’obiettivo di inserire più velocemente i neo-dottori nel mondo del lavoro. Se nel 2001, infatti, i neo-laureati occupati erano il 64%, nel 2002 sono scesi al 60%, nel 2003 al 59%, e nel 2004 al 57%. Anche in questo caso, il numero di occupati “usciti” dall’Università di Bologna, supera il dato nazionale, ma, in conformità con esso, la percentuale scende di anno in anno a partire dal 2000. Insomma, le statistiche non fanno che confermare le sensazioni di quasi tutti gli studenti. Con la riforma il titolo di laurea ha perso in tutti i sensi. Ha perso prestigio, ha perso valore, ha perso importanza per le imprese che mirano molto di più a chi ha avuto esperienza pratica, e per giunta non è più un pass semi-garantito per l’accesso alle professioni. Questa è la realtà. Sarebbe ora di aprirci gli occhi sopra.

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