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15 dicembre 2006

Foggia: quando l’università cede al business

Qui si parla di radici, delle nostre radici. E anche di tradizioni, storie, aggregati di cultura e umanità, memoria ed aneddoti c

Qui si parla di radici, delle nostre radici. E anche di tradizioni, storie, aggregati di cultura e umanità, memoria ed aneddoti che caratterizzano un luogo e lo distinguono nei secoli a venire. Qui parliamo delle inclinazioni proprie di un posto che lo hanno reso ideale per l’allevamento e la doma dell’animale più nobile tra tutti, il cavallo.
Ribattezzato da Federico II di Svevia come ambiente ideale per gli zoccoli dei suoi animali, il Tavoliere delle Puglie con Foggia, la sua “perla del Gargano”, hanno visto nascere, crescere ed invecchiare il Regio Deposito Cavalli Stalloni. Una superficie di ventidue ettari, con stalle, galoppatoio ed un maneggio coperto come pochi.
I Regi Depositi, creati in Italia, si contano sulla punta delle dita di una mano: avevano lo scopo di ottimizzare l’allevamento equestre del Paese, contribuendo a selezionare elementi validi necessari all’esercito. Quello foggiano, in particolare, verificava anche la produzione di asini e muli ed estendeva il suo controllo sui vicini territori molisani ed abruzzesi. Da sempre, il Regio Deposito ha portato avanti una politica di produzione e valorizzazione della razza Murgese. Un cavallo di gran pregio che era di esclusivo allevamento dell’aristocrazia, perché sontuoso, di aspetto nobile ma allo stesso tempo docile; utilizzato per migliorare altre razze, sia nazionali che straniere che, purtroppo, continuano ad avere la meglio sulle nostre italiane, forse perché più pubblicizzate.
Oggi, il Deposito è chiamato Istituto di Incremento Ippico (dal 1977) ed è passato dalle mani dello Stato in quelle della Regione Puglia ma, il suo compito, tranne che per scopi militari, è rimasto sempre quello di far ritornare in auge il cavallo delle Murge. Nel frattempo, il Ministero dei Beni Culturali ha tutelato il sito con ben due vincoli che, si credeva, potessero permettere lunga vita al promotore della civiltà equestre. Invece, l’anima dell’ex-Deposito non è mai stata così lungimirante da prevedere che, un giorno, i tentacoli di un’altra struttura a sé confinante potessero agguantarla per darle una morte lenta e disonorevole.
L’Università degli Studi di Foggia, attualmente, ha sradicato ciò che di rustico e glorioso c’era del gigantesco maneggio e ne ha ricavato una lussuosa ed enorme Aula Magna; il cortile, all’interno, ha conosciuto il significato di una colata di cemento e di una puntellatura di mattonelle ma, il colpo di grazia è stato l’impianto della facoltà di Economia con relative aule ed uffici. E tutto il resto attorno pare cadere in rovina, somigliando, ormai, ad un vecchio mendicante che attende la sua fine. È rimasto ben poco di lodevole all’anima dell’ex-Deposito… se non gli è stata sradicata anche quella!
Dovrei, adesso, parlare di distruzione culturale, non solo fisica, di una struttura centenaria che ha contribuito alla storia della nostra stessa nazione, per mano di una organizzazione di menti che, al contrario, dovrebbe promuoverla?
L’ultimo appiglio potrebbe essere, forse, il comitato pro-IRIIP, formatosi per donare ancora una speranza alla vita di questo importante complesso architettonico. Oppure una morte ancora più lenta? La commozione, per ora, preferisce il silenzio.

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