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17 dicembre 2006

I misteri dell’antico Iraq all’Universita’ di Bologna

Pianure dalla proverbiale fertilità ricoperte di una vegetazione rigogliosa e racchiuse tra le acque di due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, sile
Pianure dalla proverbiale fertilità ricoperte di una vegetazione rigogliosa e racchiuse tra le acque di due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, silenziosi testimoni della storia di civiltà antichissime e prestigiose: questo era la Mesopotamia, “la terra tra i fiumi”, centro di irradiazione culturale di fondamentale importanza per l’Oriente, ma in generale per il mondo intero. E’ lì che nacquero le prime società statali conosciute al mondograzie agli Assiri e ai Babilonesi, popolazioni di guerrieri, ma anche di favolosi architetti, di poeti, di scienziati. Sulle rovine di queste leggendarie civiltà sorge oggi l’Iraq, paese sfortunatamente ben noto a tutti per motivi tutt’altro che culturali; non capita spesso oggi di sentir parlare dell’Iraq al di fuori delle cronache di guerra e non capitava spesso neanche prima, al di fuori delle rubriche di economia o di finanza. Eppure l’Iraq vanta un patrimonio artistico e archeologico di dimensioni colossali, una raffinatissima civiltà e una tradizione millenaria alle spalle che sarebbe bene ogni tanto ricordare. Recentemente ha rassegnato le sue dimissioni il Consigliere di Bush in Iraq per i beni culturali: con la guerra i musei nazionali sono stati letteralmente saccheggiati, le opere scempiate o rubate, destinate al mercato clandestino. L’Unesco ha dato l’allarme, denunciando una politica da parte degli americani mirata più alla difesa del petrolio piuttosto che del patrimonio artistico; i musei più colpiti sono stati quelli di Baghdad e di Mossul, senza contare l’incendio della biblioteca nazionale e i furti in moltissimi siti archeologici del paese. Proprio da Mossul proviene il professor Fawaz al-Naish, docente alla Mossul University; martedì 19 dicembre sarà a Bologna per tenere una conferenza dal titolo “The irrigation systems of ancient Iraq”, presso l’Aula del Priore del Dipartimento di Archeologia. Il professor al-Naish è un importante ricercatore iracheno, specializzato nello studio delle opere di canalizzazione compiute in Iraq a partire dal IV millennio a.C., dall’epoca di Sumeri, Assiri e Babilonesi per intenderci, fino all’avvento della dinastia abbaside, nell’VIII secolo d.C. , coincidente con la conquista dell’Iraq da parte degli Arabi. Gli studi di al-Naish hanno un interesse storico-documentario, in quanto rivelano le antiche strategie di sfruttamento del territorio, ma anche un significato di forte attualità: lo studio del passato è funzionale alla pianificazione agricola contemporanea, in un paese come l’Iraq moderno, nel quale larga parte della popolazione soffre la fame e la povertà. L’Università di Bologna non è nuova a iniziative di questo tipo, di “apertura” verso l’Oriente: recentemente il Dipartimento di Archeologia ha ricevuto in dono dalla fondazione CARISBO la biblioteca personale del professor Dietz Otto Edzard, già docente di Assirologia presso l’Università di Monaco. Il catalogo comprende oltre 2.100 monografie e 900 volumi di periodici specializzati, una base di fondamentale importanza per lo sviluppo nell’Ateneo bolognese degli studi di orientalistica, in particolare di assirologia. La storia del Vicino Oriente antico è un qualcosa che indirettamente riguarda tutti noi, figli dell’Occidente che a sua volta è figlio dell’Oriente perché è lì che migliaia di secoli fa nacquero le prime civiltà, degne di essere chiamate tali. Forse il presente ci ha fatto un po’ dimenticare tutto questo. La conferenza di al-Naish ci è sembrata interessante, ma quello che ci è sembrato ancora più interessante è che avremo la possibilità di ascoltare la viva voce di un professore iracheno, portavoce di un mondo universitario e culturale oscurato dal disastro della guerra. Un ultimo appunto: l’Italia è stato il primo paese a offrire un contributo di 400mila euro per la creazione di un fondo in grado di tutelare il patrimonio artistico e archeologico dell’Iraq. Un atto generoso che ci fa ancora ben sperare anche per il nostro di patrimonio culturale…

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