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30 dicembre 2006

La Sapienza e la Fondazione Santa Lucia studiano l’anoressia nervosa

Interessati studi sui disturbi legati all’anoressia nervosa ed i conseguenti accorgimenti per evitare il diffondersi di questa malattia, sono stati
Interessati studi sui disturbi legati all’anoressia nervosa ed i conseguenti accorgimenti per evitare il diffondersi di questa malattia, sono stati realizzati dal gruppo del professor Salvatore Maria Aglioti, condotti a Roma presso la Fondazione Santa Lucia e il Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza.
Lo studio, partendo dal presupposto che ad elaborare molte delle informazioni trasmesse dal corpo sono circuiti cerebrali parzialmente diversi, ha dimostrato che il cervello opera una dissociazione anche tra l’identità di un corpo e l’azione che esso compie.
La ricerca, nel dettaglio, ha dimostrato che il riconoscimento dell’individualità del corpo è affidata alla Extrastriate Body Area (EBA), mentre le informazioni su ciò che il corpo sta facendo sono elaborate dalla Corteccia Premotoria Ventrale (cPMv). Entrano pertanto in gioco due sistemi neurali separati e specializzati: il primo si occupa di individuare chi compie un’azione, il secondo come questa è eseguita. Lo studio è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature Neuroscience”.
La ricerca italiana, cui hanno collaborato Cosimo Urgesi, Matteo Candidi e Silvio Ionta, ha evidenziato che uno stesso stimolo visivo raffigurante un corpo umano in azione subisce questi due tipi di codifica da parte del cervello. Per evidenziare la doppia dissociazione tra le due aree cerebrali e le due funzioni è stata utilizzata la tecnica non invasiva della stimolazione magnetica transcranica (TMS) ripetitiva, capace di indurre, transitoriamente, una “lesione virtuale”.
L’anoressia nervosa è la situazione più nota in cui una persona (in genere di sesso femminile) ha un’alterata percezione e rappresentazione del proprio corpo: si vede e si percepisce, infatti, come soprappeso anche se è oggettivamente denutrita e drammaticamente magra.
La ricerca, quindi, può contribuire a trovare delle soluzioni utili per contrastare una delle malattie più terribili, come ha tenuto a precisare il dottor Aglioti affermando che “Una maggiore conoscenza delle strutture corticali implicate nella codifica dei diversi aspetti del corpo può contribuire, almeno in teoria, alla definizione di piani riabilitativi più efficaci contro le patologie che comportano un’alterata rappresentazione del proprio corpo in ambito neurologico e psichiatrico, come, ad esempio, nel caso dell’anoressia”.

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