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30 dicembre 2006

Lauree on line, da oggi si può

Colossale cari colleghi, ormai andare a studiare quotidianamente in un campus Universitario non serve più. Eh si, proprio perché

Colossale cari colleghi, ormai andare a studiare quotidianamente in un campus Universitario non serve più. Eh si, proprio perché grazie a società che regalano gli esami, si è addirittura passati a prendere la Laurea, osa impossibile fino a ieri; dietro una delle 11 università telematiche autorizzate da Letizia Moratti, alcune un attimo prima di lasciare il ministero, c’è infatti con grande sorpresa, anche una creatura clonata dalla società diventata celebre grazie a un martellante spot con Alex Del Piero. Che tra poco, se il ministro Fabio Mussi non si metterà di traverso, potrà finalmente far tutto in casa: lauree comprese. Capiamoci: non è che il Cepu sia il primo centro del genere a portare a compimento il «ciclo produttivo». L’aveva già fatto «Universitalia», che campeggia su Internet e sui giornali con slogan che ricordano i «sette chili in sette giorni». Questo diceva infatti uno spot: «Dieci esami in dieci mesi!» Poi corretto, abbondando le dosi, in un trionfante: «Undici esami in dieci mesi!». Per essere ancora più «gajarda», la home-page del sito mostra anzi una bella ragazza che impugna bellicosamente i guantoni e colpisce con un sinistro la scritta: «Esami, usa il metodo forte». Il tutto in linea con uno dei protagonisti, Stefano Bandecchi, ex paracadutista, amministratore unico della Edizioni Winner che della Universitalia è azionista al 50%.
Metodi forti, metodi spicci. Basti ricordare che poche settimane fa Sara Nardi, una dei responsabili dell’istituto, è stata rinviata a giudizio dal pm romano Giuseppe Corasaniti per aver ingannato una ragazza con la proposta contrattuale «soddisfatto o rimborsato». Seccante. Come seccante fu il coinvolgimento due anni fa nell’inchiesta della procura di Verona su un giro di “diplomi facili”, di Alfredo Pizzoli, oggi amministratore unico dell’Isfa, uno dei soggetti che controllano il Consorzio Risorse Umane, da cui è stata originata, appunto, la Unisu: Università telematica delle Scienze umane. Tutto corretto? Sotto il profilo legale magari sì. Ma anche uno dei docenti, Giuseppe Castorina, ordinario di Inglese alla Sapienza e presidente del comitato tecnico organizzatore dell’ateneo, ha detto al Corriere dell’Università e del Lavoro: «Sapevo che Winner fosse tra i finanziatori del Consorzio ma non che Winner fosse anche Universitalia. Il conflitto d’interessi? Indubbiamente la situazione è equivoca». Dotata di un comitato tecnico organizzatore presieduto da Umberto Margiotta, ordinario di pedagogia alla Ca’ Foscari, la Unisu ebbe il via libera dalla Moratti il 10 maggio scorso, un mese dopo la sconfitta della destra e pochi giorni prima che Letizia passasse le chiavi del ministero al successore. Nella banca dati del ministero, per quanto quei numeri vadano presi con le pinze, non risulta avere neppure un docente di ruolo. Zero carbonella, per dirla alla romana. Le facoltà tuttavia sono quattro: Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche e Scienze della formazione. Un miracolo? No! Almeno sulla carta. Nell’Università italiana, a differenza che negli ospedali, non esiste infatti alcuna norma che regoli le pretese di un docente di un ateneo pubblico di lavorare anche per uno privato. Certo, Mussi ha già annunciato di volere cambiare al più presto queste regole perché “non sta né in cielo né in terra che un dirigente della Fiat possa lavorare anche per la Renault o la Bmw”. Ma per adesso la situazione è questa: centinaia di docenti sono a carico dello Stato, dallo stipendio agli assegni familiari, dalle ferie ai contributi pensionistici per una media da 150 a 180 mila euro l’anno lorde, un ordinario, come dipendenti pubblici e arrotondano con le accademie private. In particolare le telematiche. Una delle quali, la Uninettuno, che peraltro passa per essere una delle più serie con Facoltà quali, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Psicologia e un assetto societario che vede in prima fila il Consorzio Nettuno, l’ex direttore generale della Rai Franco Iseppi e l’ex ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, che ha un docente pubblico addirittura come rettore, ossia: Amata Maria Garito. Ordinaria di psicologia alla Sapienza e grande amica di Prodi, che proprio a casa sua attese il 10 aprile i risultati elettorali. Il fatto è che nell’affare delle università telematiche hanno tentato di buttarsi in tanti. Ovvio: gli studenti fanno tutto in Internet, dove, scaricano le lezioni registrate dei docenti, trovano le esercitazioni da fare, partecipano ai forum didattici, “chattano” con la controparte e, come se non bastasse, possono teoricamente vedere questo o quel «prof.» solo il giorno dell’esame. In poche parole, basta una piccola sede, qualche professore part-time, uno staff che abbia dimestichezza con Internet ed è fatta. Senza alcuna necessità di investire decine di milioni di euro. Ed ecco la Telematica universitas mercatorum, costituita a novembre del 2005 per iniziativa dell’Unioncamere, di cui ne è presidente, “Andrea Mondello”, che guida già l’associazione della Facoltà di Economia e due corsi di laurea triennale, Management delle risorse umane e Gestione d’impresa. E poi la Petaso, con due Facoltà, Giurisprudenza e Scienze umanistiche, zero docenti di ruolo in banca dati,che ha come azionisti Danilo, Raffaele e Angelo Jervolino, che già hanno interessi in vari istituti scolastici privati partenopei. Ancora la Leonardo da Vinci, zero docenti di ruolo per la sua “Banca dati”, tre facoltà di Scienze dei Beni culturali, Scienze della Formazione e Scienze manageriali, e un legame strettissimo con l’Università Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara, nota anche per un gran numero di speedy-lauree, il cui patriarca indiscusso è Franco Cuccurullo, ex-presidente del Comitato etico nazionale nominato da Rosy Bindi per esaminare il protocollo Di Bella, presidente del Comitato di indirizzo di valutazione sulla ricerca e futuro presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. E poi cari colleghi si potrebbe continuare per molto ancora a descrivere tutto su quest’argomentazione che fa ridere e piangere contemporaneamente agli “Studenti Italiani”, con queste bufali colossali. Si perché se valutiamo la situazione, Cepu, e tutte le altre non insegnano, macchè, servono solo a rubare soldi “regalando” lauree a chiunque. Ad esempio, un muratore sessantenne che in soli cinque anni vuole divenire Dottore Commercialista, anche se non ha mai neppure capito un solo calcolo sull’IVA o l’IRAP, diventa Dottore.
Quello che vedo però, è questo, una società corrotta, ceca e ingorda, che pensa solo agli interessi di chi le fa comodo lasciando indietro la leale e umile classe dei “Veri Studenti” che a volte lavorano per potersi mantenere gli studi, con la speranza che un giorno i suoi sacrifici saranno ripagati.
Bisogna lottare nella durante il Nostro cammino amici, potendo così sopravvivere alla giungla della Vita, cercando di restare sempre leali, e realizzare il sogno nel cassetto!

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