• Google+
  • Commenta
15 dicembre 2006

Macerata: una folla all’incontro con Don Carron

Queste le parole trascinanti e a lungo applaudite di Don Julian Carron, presidente di Comunione e liberazione, che questa mattina ha preso parte al seQueste le parole trascinanti e a lungo applaudite di Don Julian Carron, presidente di Comunione e liberazione, che questa mattina ha preso parte al seminario “L’educazione oggi” organizzato dall’Università di Macerata. L’Auditorium San Paolo a stento ha contenuto le quasi 350 persone accorse ad ascoltare il successore di Luigi Giussani. Con lui si sono confrontati su un tema di stringente attualità il rettore dell’Ateneo Roberto Sani, docente di Storia dell’educazione, e il presidente della Camera di commercio di Macerata, Giuliano Bianchi. Tra il pubblico erano presenti i vertici della Fraternità, i rappresentanti delle principali istituzioni locali, Regione, Provincia e Comuni, nonché le autorità religiose: Giancarlo Veccerica, vescovo di Fabriano, Luigi Conti, vescovo di Fermo, e il vicario di Macerata Don Pietro Spernanzoni.

“Don Carròn si inserisce sulla scia di Don Giussani, che alcuni decenni fa venne nella nostra Università e a Macerata più volte – ha esordito il rettore Sani -.Credo che una riflessione sull’educare interessi non solo gli studiosi, gli uomini di Chiesa, gli educatori sociali, ma un po’ tutta la nostra società, compresi gli imprenditori e il mondo dell’artigianato. E questo territorio, questa provincia rappresentano un mondo della produzione, delle realtà artigiane e produttive estremamente significativo”

Punto di riferimento del dibattito è stato il saggio di Giussani “Il rischio educativo”, il cui titolo è stato spiegato dallo stesso Sani: l’adulto dovrebbe indicare con decisione una via, accettando il rischio che il figlio la rifiuti. L’educatore si ferma sulla soglia della libertà del suo allievo, il quale deve esercitare il diritto della critica, correndo a sua volta il rischio del confronto con l’ambiente circostante.

“Il problema dell’educazione non riguarda solo la scuola e l’università, ma tutta la società”, ha sottolineato la professoressa Paola Olivelli, che ha presieduto i lavori. Un concetto ribadito dal presidente Bianchi, che ha focalizzato l’attenzione proprio sull’importanza della formazione della persona anche in ambito lavorativo, in un’epoca che “è imperniata sempre più su una crescente globalizzazione, un ruolo preponderante dei mezzi informatici e processi di relazione e produzione ad alta velocità”. (segue ->)

“Oggi ci troviamo davanti a una vera emergenza educativa – ha ribadito Don Carron -. Educazione vuol dire ‘imparare a vivere’. Per educare oggi non si può dare per scontato il soggetto, il suo desiderio di imparare. Occorre ridestare in lui il suo interesse per lo studio, per il lavoro”.

Il male che con maggiore evidenza affligge le nuove generazioni è un senso diffuso di indifferenza verso ogni aspetto del mondo circostante e nei confronti dell’altro. Un disagio che non può lasciare inermi gli educatori. “La passività dei giovani incontra oggi lo scetticismo degli adulti. I giovani capiscono subito se l’adulto non crede in loro”, ha osservato Carron, che nel corso del suo intervento ha citato anche Leopardi, che, nel “Canto notturno di una pastore errante dell’Asia”, chiede: chi sono io?

“L’educazione deve introdurre alla totalità della realtà – ha proseguito Carron -. Siamo in grado di offrire alle nuove generazioni un’ipotesi di significato per la loro vita? Senza questa non possiamo combattere la noia invincibile di tanti ragazzi. Una vera proposta educativa deve passare attraverso la libertà della persona, che però si perderebbe senza una proposta. In questo giochiamo il nostro futuro: la difficoltà di incarnare in noi una proposta in grado di muovere la ragione e l’io . Solo un testimone della positività del vivere può rispondere a questa necessità”.

Google+
© Riproduzione Riservata