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12 dicembre 2006

Varese e la sua storia

Sono bastati tre anni di lavoro alle Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus, per scrivere la loro storia, un racconto secolare attraSono bastati tre anni di lavoro alle Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus, per scrivere la loro storia, un racconto secolare attraverso le dinamiche politiche e le vicende religiose che hanno fatto del Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese un motore propulsivo per la città e l’intero suo territorio. Giunge pertanto al primo traguardo il progetto editoriale della “Storia di Varese”, l’opera monumentale voluta e ideata dall“International Research Center for Local Histories and Cultural Diversities” (Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali) dell’Università degli Studi dell’Insubria. È proprio “La storia del Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese” il primo volume ad essere pubblicato. La presentazione ufficiale è in programma venerdì 15 dicembre alle ore 16.30 nella Sala del Centro di Spiritualità delle Romite di piazza Paolo VI, nel borgo di Santa Maria del Monte, a Varese. «La caratteristica originale di quest’opera – commenta la professoressa Claudia Storti, direttore del Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali – è che si tratta di una storia sul Monastero scritta proprio dalle suore che vivono in clausura dentro il Convento. È, insomma, un racconto scritto dall’interno, in prima persona. Il tomo si inserisce nel piano dell’opera come parte seconda del volume quarto incentrato sul Medioevo – spiega la professoressa Storti – è il primo ad essere pubblicato: questo dimostra la puntualità e la precisione delle Romite. È da sottolineare – continua – la grande preparazione delle suore che si sono prestate alla stesura dell’opera: sono persone estremamente preparate, laureate in Storia e in Archivistica». Le fonti utilizzate per la redazione del volume provengono dall’Archivio di Stato di Milano e dall’Archivio Storico della Diocesi, ma buona parte del patrimonio di carte e documenti sulla storia del Sacro Monte e del Monastero proviene dall’archivio del Convento. «Il grosso volume, di ben 500 pagine, è arricchito da una notevole raccolta iconografica – aggiunge la prof.ssa Storti – si tratta per una certa parte di immagini di quadri e rappresentazioni custodite nell’archivio del convento e pertanto non visibili al pubblico. Le suore hanno sapientemente coordinato la documentazione storica con quella iconografica: hanno ricostruito nei secoli la storia del Monastero, narrando di problemi religiosi giuridici ed economici, raccontando i rapporti con il Governo di Milano e con le autorità ecclesiastiche». Attualmente nel monastero vi sono ancora venticinque suore, tra cui una novizia di soli 31 anni. «Nonostante i vincoli della clausura – racconta il prof. Renzo Dionigi, rettore dell’Università dell’Insubria – le Romite sono sempre state disponibili. Hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta di scrivere questo volume sulla storia del Monastero. Si sono assunte un impegno duro, hanno accettato un lavoro enorme, che hanno svolto con professionalità, coniugando le svariate competenze individuali di ciascuna di loro, nella ricerca storica, paleografica e archivistica. Per noi rappresentano un esempio di come dovrebbe lavorare ogni gruppo di ricerca: con dedizione, concentrazione e precisione». Le ricerche e la pubblicazione di questo volume sono state possibili grazie al finanziamento di Luigi e Augusta Orrigoni, della Presidenza del Consiglio Regione Lombardia (anni 2002-2004), della Provincia di Varese, del Comune di Varese, della Fondazione Cariplo e della Fondazione Comunitaria del Varesotto. 5.400 pagine, 4.100 illustrazioni, 235 capitoli, 121 autori e 9 volumi, fanno della Storia di Varese un’opera monumentale, comparabile per ricchezza documentale e iconografica alle Storie di altre grandi città. «Per rigore scientifico e completezza, quest’opera si pone allo stesso livello delle Storie di Milano, Pavia, Bergamo e Brescia – commenta il rettore. L’opera, infatti, copre un arco temporale vastissimo che va dalla protostoria all’epoca contemporanea». Il primo volume è concepito come una sorta di ouverture: una Introduzione storico-ambientale, che studia l’interazione tra uomini, società, istituzioni e ambiente; sarà corredato da una raccolta di incisioni e illustrazioni dal Seicento all’Ottocento. Un volume in due tomi racconterà la Storia dell’arte dalla cultura artistica altomedievale di Castelseprio alle testimonianze dell’eclettismo e del liberty a Varese e nel Varesotto. Duemila anni di storia saranno narrati in cinque volumi (dal III al VII, per un totale di 10 tomi); alla Storia dei parlati e delle scritture del contado varesino è dedicato l’VIII volume, infine l’ultimo volume è incentrato sulle Biografie dei varesini illustri. «Gli altri volumi sono in lavorazione – conclude la prof.ssa Storti – a breve ne saranno pubblicati alcuni, per la pubblicazione integrale dell’opera dobbiamo attendere un paio di anni». L’opera si avvale del contributo di alcuni eminenti studiosi degli Atenei lombardi: fanno parte del Comitato scientifico, presieduto dal rettore, Renzo Dionigi; Giuseppe Armocida, ordinario di Storia della medicina nell’Università degli Studi dell’Insubria; Giorgio Chittolini, ordinario di Storia medievale nell’Università degli Studi di Milano; Maria Luisa Gatti Perer, emerito di Storia dell’arte moderna nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Maurizio Harari, associato di Etruscologia e Antichità italiche nell’Università degli Studi di Pavia; Dante Isella, già ordinario di Letteratura italiana nel Politecnico Federale di Zurigo; Giacomo Carlo Lacaita, ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Milano; Antonio Padoa Schioppa, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università degli Studi di Milano; Angelo Stella, ordinario di Linguistica italiana nell’Università degli Studi di Pavia; Claudia Storti, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università degli Studi dell’Insubria; Luigi Zanzi, associato di Storia moderna nell’Università degli Studi dell’Insubria e, infine, faceva parte del Comitato, Giorgio Rumi, già ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Milano, che è scomparso da pochi mesi.

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