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8 gennaio 2007

A scuola di Video Games

Vi ricorderete certamente di quegli indimenticabili pomeriggi autunnali, quando cominciava a fare più fresco ed era preferibile trascorrere le Vi ricorderete certamente di quegli indimenticabili pomeriggi autunnali, quando cominciava a fare più fresco ed era preferibile trascorrere le ore libere in casa, anziché in villa o per locali. Vi ricorderete allora anche di quando, barricati nella vostra cameretta, da soli o insieme agli amici più stretti, vi dannavate l’anima per terminare un avventura, per arrivare ad un traguardo o più semplicemente per battere il maledetto record, realizzato (non si sa bene come!!!) dal "fenomeno" di turno? E proprio allora, mentre l’obiettivo inaspettatamente si avvicinava, fino a diventare concreto, da speranza inimmaginabile qual’era; in quel mentre, vi ricorderete pure che arrivava immancabilmente vostra madre, la quale, del tutto incurante degli amici e dei compagni di classe, irrompeva in camera vostra, sempre con le stesse parole: "quando la smetti con i giochetti elettronici? ricordati che devi studiare!!!". Ricordate tutto questo? Mi sto riferendo naturalmente (per chi ancora non se ne fosse accorto) ai tanto denigrati videogames ed affini. Ebbene, quando racconterete ai vostri nipoti i vostri trascorsi con i "giochetti elettronici", la situazione molto probabilmente sarà già cambiata da un bel po’. Ciò che mi spinge a scrivere queste parole è una notizia che ci giunge proprio in questi giorni da Londra, dove il ministro delle Industrie Creative, Mr. Shaun Woodward, ha lanciato una singolarissima proposta: un’università dei videogiochi. Una scuola per i "fenomeni" della Playstation, del Xbox o del Game Boy. Un posto dove raccogliere tutti quei ragazzi che non riescono ad applicarsi sui libri di storia, che non sanno scrivere due parole di fila senza 4 errori d’ortografia, che non sanno fare le divisioni senza la calcolatrice a portata di mano e che non saprebbero giammai distinguere un angolo acuto da uno ottuso. Potreste pensare “proprio un bel ricettacolo di asini…”; e invece no: perchè questi simpatici “ragazzotti” pare che spesso nascondano un’attitudine spaventosa con tutto ciò che è materia d’informatica, specie poi se si tratta di videogames. Quindi, dato che il mercato del futuro (ma già anche quello attuale) promette di riservare ampi spazi di crescita professionale (leggi: soldi e successo) a tutte quei “geni creativi” che siano in grado di produrre o sviluppare giochi sempre più accattivanti ed appetibili, per accontentare schiere di consumatori, pronti a pagare montagne di denaro pur di prenderne parte; allora perchè non coltivare queste capacità sin da subito, con percorsi di studio e di ricerca appropriati, privilegiando quei ragazzi che più degli altri dimostrano un’attitudine innata alla materia in questione, ovvero i “maestri del videogioco”? "Il modo migliore per l’industria dei videogames di reclutare i talenti di cui ha bisogno” ha spiegato ai giornalisti Mr. Shaun Woodward, “è finanziare autonomamente un’accademia in cui questi possano affinarsi e svilupparsi", aggiungendo che l’industria del videogioco “non è più un settore secondario o di nicchia, è alla pari e talvolta superiore all’industria del cinema e della musica". Preparatevi dunque a quando, durante i medesimi pomeriggi autunnali di cui accennavo prima, vedrete vostro figlio o i vostri nipotini, insieme ai loro amichetti, trascorrere ore ed ore davanti ad uno schermo LCD, con un joystick in mano, parlando in una lingua a voi pressoché sconosciuta. Non ci sarà da preoccuparsi: stanno solo ripassando la lezione!!!

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