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4 gennaio 2007

Favorito il ricorso ai Master

Negli ultimi anni il mondo universitario è stato caratterizzato dal proliferare ed, in seguito, dal consolidarsi dei Master, corsi di formazione profeNegli ultimi anni il mondo universitario è stato caratterizzato dal proliferare ed, in seguito, dal consolidarsi dei Master, corsi di formazione professionale rivolti nella maggioranza dei casi ad i giovani laureati che, in linea teorica, dovrebbero affinare e completare le competenze già acquisite durante gli anni universitari.
Se fino a qualche anno fa i Master calamitavano in particolar modo l’interesse dei neolaureati in corsi di laurea prettamente umanistici, ora si avvicinano ai corsi di formazione post-laurea anche i laureati in discipline giuridiche ed economiche.
Ciò che maggiormente colpisce è la crescita esponenziale dei Master proposti, un’offerta variegata con costi che oscillano dai 3.000 €. ai 15.000 per ogni singolo corso professionale.
Secondo un’opinione diffusa, la caratteristica vincente di alcuni Master, in particolar modo di quelli costosi, è strettamente legata ai canali preferenziali che gli organizzatori dei corsi hanno con le imprese di maggior successo presenti sul mercato italiano, caratteristica questa che aprirebbe scenari importanti per i giovani laureati.
Ma per chi non può permettersi la spesa di un Master come si preannuncia il futuro? Il conseguimento della laurea in determinate discipline serve, da sola, a garantire un buon inserimento nel mondo del lavoro con possibilità di ulteriore crescita?
Secondo molti giovani il Master è ormai una prerogativa fondamentale per garantirsi un futuro migliore ed indubbiamente questo trend non fa altro che alimentare le critiche di chi ritiene l’Università italiana in calo di prestigio e qualità.
Fino a pochi anni fa gli Atenei italiani erano i soli “custodi del sapere” e, per questo, capaci di sfoderare ragazzi preparati che, in poco tempo, riuscivano ad inserirsi con prepotenza nel mondo del lavoro; gli sviluppi recenti, tuttavia, stanno confermando il dato allarmante che le Università nazionali non riescono ad essere al passo con i tempi, soprattutto se paragonate a quelle dell’Europa occidentale.
Ulteriore dimostrazione del periodo negativo attraversato dalle Università italiane arriva dalla moltitudine di corsi di laurea nati negli ultimi anni, con nomi spesso affascinanti ed intriganti, che hanno deluso le aspettative anche perché spesso non corredati da un’offerta formativa di qualità.
I concetti fino a qui espressi, tuttavia, non devono accorare chi non è ancora ricorso ai Master, in primo luogo vale la regola generale che chi è bravo prima o poi emerge anche senza le paventate competenze fornite da questi titoli, in secondo luogo alcuni enti pubblici, in particolare le Regioni e le Province, offrono una discreta varietà di corsi professionali gratuiti oppure a costi ampiamente accessibili per tutti i coloro che sono in attesa di una collocazione stabile nel mondo del lavoro.
L’obiettivo che deve rimanere ben chiaro è quello di una radicale inversione di tendenza affinché l’Università italiana, dopo una serie di battute a vuoto, ritorni ad essere il luogo per eccellenza per la formazione professionale dei laureati, lasciando ai Master, invece, il compito di approfondire determinati aspetti e ruoli lavorativi, non certo quello attuale di “scialuppa di salvataggio” per un futuro migliore.

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