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9 gennaio 2007

L’allarme della Cgil: “sono in nero il 70% degli studenti lavoratori”

Studiare all’università, nella maggior parte dei casi, non richiede solo un sacrificio umano quantificabile in privazioni nella propria vStudiare all’università, nella maggior parte dei casi, non richiede solo un sacrificio umano quantificabile in privazioni nella propria vita privata (poco sport, uscite con gli amici ridotte al lumicino, ecc..) o in spostamenti assurdi per raggiungere la propria Facoltà, ma anche un sacrificio economico che, causa l’inefficiente ed irrisoria qualità e quantità dei servizi offerti dalle Aziende per il Diritto allo studio (ADISU), costringe, forzatamente, gli studenti meno abbienti a doversi cercare un lavoretto part-time per non pesare troppo sulle spalle di mamma e papà. Purtroppo, però, quando si è fortunati e si riesce a trovare finalmente un lavoretto non è che sia sempre tutto rosa e fiori. Sfruttamento, orari assurdi o mancanza di copertura previdenziale e sanitarie sono solo alcuni dei disagi a cui vanno in contro quel 70% di studenti lavoratori che lavorano in nero. Tutto questo emerge da una ricerca su “lavoro e studenti” commissionata da Cgil (Confederazione generale italiana dei lavoratori) e UdU (Unione degli universitari) e realizzata dalla Fondazione Cesar. L’indagine, realizzata in undici atenei italiani, si basa su oltre 280 interviste a studenti in diverse condizioni economiche. Ne emerge che studiare all’università costa molto più caro (tra i 600 e 1000 euro al mese) per chi è fuori sede (circa 1 studente su 4), mentre il 35,9% degli studenti ce la fa con meno di 300 euro al mese. Per quanto riguarda il tema del sostentamento economico, il 52,5% dichiara di essere aiutato dai genitori, il 12,7% usufruisce di borse di studio mentre il rimanente 34,8% ha dichiarato che si mantengono da soli. La nota dolente è che, tra tutti gli studenti lavoratori, solo il 29,2% ha un lavoro regolare mentre il 70% ne ha uno in nero. Una percentuale altissima che dimostra, ancora una volta, come sia difficile conciliare legge e lavoro in un paese dove la nostra classe dirigente al governo, invece che combattere le illegalità diffuse, si prodiga in risse verbali quotidiane in Parlamento. Tra gli impieghi per pagarsi gli studi, spiccano quelli come cameriere (46,8%) seguiti dalle lezioni private (12,7%). E lo stipendio? Per quasi la metà degli intervistati (64,5%) è inferiore ai 500 euro mensili, mentre solo l’8,8% riesce a mettersi in tasca più di 1000 euro al mese.

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