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17 gennaio 2007

Università senza soldi. E senza festa

“Nel decalogo di priorità del governo università e ricerca sono risalite al primo posto e a questo seguiranno decisioni anche sul piano finanziari

“Nel decalogo di priorità del governo università e ricerca sono risalite al primo posto e a questo seguiranno decisioni anche sul piano finanziario”. Questo ha dichiarato il Ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Pavia. Dopo Caserta Mussi rimette ogni decisione alla cosiddetta “fase due” parlando delle riforme necessarie al sistema universitario italiano: l’agenzia di valutazione, il piano di assunzioni per concorso di nuovi docenti, il fondo unico per ricerca scientifica e tecnologia.
Tuttavia le promesse del Ministro non sembrano aver accontentato il mondo accademico, deluso dalla legge Finanziaria che non ha migliorato la difficile situazione economica in cui versa l’università italiana. A nulla sono servite le aspre critiche al governo “chiuso e sordo” da parte della Crui (la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), arrivata a sospendere gli inviti ai ministri per le manifestazioni organizzate dalle università. Ed ora i rettori devono fare i conti con le necessità finanziarie dei loro atenei. C’è chi ha deciso di aumentare le tasse agli studenti e chi, invece, ha optato per la vendita degli immobili degli istituti universitari. Altri magari seguiranno il rettore di Padova, Vincenzo Milanesi, che ha deciso di intraprendere la strada della “disobbedienza fiscale” rifiutandosi “ di trasferire all’erario, su disposizione del decreto Bersani-Visco, il 20% delle spese amministrative intermedie dello scorso anno”. L’ultimo capitolo di questa vigorosa protesta è stato scritto ieri a Firenze. Infatti, il rettore dell’ateneo fiorentino, Augusto Marinelli, ha annullato la tradizionale cerimonia per l’inaugurazione dell’anno accademico 2006/07 facendo riferimento al particolare momento di crisi in cui versa l’ateneo fiorentino e, più in generale, il sistema universitario italiano. La rinuncia a programmare questo appuntamento – ha spiegato il rettore – “è un gesto simbolico con il quale intendo segnalare la situazione di difficoltà e la preoccupazione per il futuro dell’università, per mantenere alta l’attenzione e lanciare un pressante invito al Governo perchè metta in agenda al più presto i problemi dell’università e della ricerca”.

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