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7 febbraio 2007

Energie rinnovabili: a Trento nord un campo eolico sperimentale

L’energia eolica potrà essere in futuro una risorsa concreta e sostenibile anche in Trentino? Un contributo scientifico per sciogliere questo
L’energia eolica potrà essere in futuro una risorsa concreta e sostenibile anche in Trentino? Un contributo scientifico per sciogliere questo interrogativo potranno in parte fornirlo i dati ottenuti dal funzionamento delle turbine eoliche di piccola taglia (potenza massima di 20 kW) che da ieri sono in fase di installazione nel “Campo eolico sperimentale” di Trento Nord, all’interno delle aree dell’interporto doganale. Il progetto, coordinato dal Laboratorio di Macchine del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e strutturale, è frutto della collaborazione tra l’Ateneo, l’APE (Agenzia provinciale per l’Energia, proprietaria delle turbine e delle strumentazioni), la società Interbrennero S.p.A., proprietaria del terreno su cui sorge il campo. Il progetto vede inoltre la partecipazione del Comune di Trento e di molti Servizi e Dipartimenti della Provincia autonoma. Dopo alcuni anni di progettazione e studio, nasce così il laboratorio all’aperto, in assoluto la prima struttura di questo tipo gestita da un’università in Italia.
Nel corso di un biennio il progetto di ricerca esaminerà il comportamento di turbine eoliche di diverse concezioni costruttive e valuterà criticamente l’impatto delle differenti scelte tecnologiche su aspetti quali l’efficienza energetica, la generazione di rumore e l’affidabilità tecnica. La ricerca è rivolta, in generale, a migliorare la conoscenza scientifica sul funzionamento di mini-turbine eoliche nei terreni complessi, anche se i dati raccolti potranno offrire preziose indicazioni sulla tipologia più adatta a soddisfare i fabbisogni domestici e artigianali/rurali del territorio provinciale. Molta attenzione sarà riservata anche all’analisi critica di tutti quei fattori che favoriscono o limitano la penetrazione efficace sul territorio della risorsa mini-eolica (ad esempio l’emissione sonora, l’impatto visivo, l’effetto sulla fauna, l’iter autorizzativo, ecc.)
Il progetto, in particolare, valuterà l’efficienza energetica, funzionale e strutturale di due mini-turbine eoliche – una da 11 kW e l’altra da 20 kW di potenza nominale – oltre a una turbina di taglia inferiore (1 kW). La taglia è stata scelta in funzione della possibilità di integrazione energetica dei fabbisogni domestici e artigianali/rurali sul territorio. Il primo passo per l’avvio del campo è l’erezione, in questi giorni, delle torri anemometriche necessarie per correlare le misure di vento alle prestazioni delle macchine. La prima delle tre turbine eolica dell’altezza di circa venti metri è stata installata con successo ieri.
Saranno, dunque, testate sul campo le reali possibilità della cosiddetta generazione diffusa di energia elettrica operata da privati per mezzo di impianti eolici di taglia fino a 20 kW: un’opportunità che in Italia è ancora poco sfruttata. In futuro, infatti, la nascita di piccoli impianti eolici per utenze domestiche, rurali e artigianali collegate alla rete elettrica in bassa tensione potrebbe diventare una realtà. Questo è peraltro ciò che già si intende con il termine generazione distribuita dell’energia:piccoli impianti di diffusi sul territorio (come peraltro avviene già per il fotovoltaico e gli impianti idroelettrici di piccola taglia). A differenza delle macchine di taglia superiore, le miniturbine normalmente operano vicino al luogo dove viene utilizzata l’energia meccanica o elettrica, anche se questo non risulta particolarmente ventoso (si consideri che la raccolta avviene ad altezze tali da risentire significativamente della rugosità dei terreni). La natura stessa delle mini-turbine richiede inoltre, per la vicinanza dell’istallazione ai centri residenziali, emissioni limitate di rumore e ridotto impatto visivo.
Il progetto sperimentale, per quanto applicato ad un territorio produttivo circoscritto e molto limitato nell’impatto sul sistema (non si prevede infatti uno sviluppo a breve di queste tecnologie su vasto raggio in provincia) potrà avere ricadute interessanti nella conoscenza e nello studio di fattibilità per impianti analoghi anche sul territorio trentino.

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