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1 febbraio 2007

Foggia: campa cavallo che l’università cresce

Ancora oggi nascono discussioni sul caso dei Cavalli Stalloni/Facoltà di Economia a Foggia. Discussioni invece di opere. L’ex-Deposito Cavall Ancora oggi nascono discussioni sul caso dei Cavalli Stalloni/Facoltà di Economia a Foggia. Discussioni invece di opere. L’ex-Deposito Cavalli Stalloni, oggi I.R.I.I.P. (Istituto Regionale di Incremento Ippico Pugliese), è una struttura secolare creata, in principio, per allevare equini italiani utili all’esercito e dare un futuro prospero, in particolare, alla razza Murgese e a quella asinina di Martina Franca. Cosa nella quale ancora oggi si adopera.
Pecche in alcuni passaggi burocratici hanno permesso di far insediare l’attuale Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Foggia in una parte del suo perimetro, implementando aule, uffici ed auditorium (vedi articolo pubblicato www.controcampus.it/news/ mostrabollettino.asp?id=11124). Questo ha creato una perdita di identità, sia storico-morali che architettoniche, nella struttura.
Da anni or sono, il comitato pro-Iriip si batte per evitare che questo particolare “Alzheimer” si diffonda ancor più nel sistema gerarchico della cosa pubblica. Suo dovere etico, mosso bonariamente anche per conto di tutti quei cittadini inconsapevoli di tale diatriba, è preservare ciò che non è stato ancora biecamente strappato all’originario complesso ed informare, senza tregua, chiunque abbia un giudizio nobile.
Illustrati al lettore i punti chiave di questa vicenda, ricordo, ora, a quanti siano colpiti da vuoti di memoria, che ciò che caratterizza i giovani della classe 1970-90 è la praticità della vita. Vogliamo che le cose nel nostro Paese inizino a funzionare e non a chiacchiere. Siamo nati e sguazzati per troppo tempo nel “laissez-faire” dei nostri padri, quindi, conosciamo perfettamente questo “modo di lavorare”; abbiamo convissuto fin troppo tempo con la negligenza delle nostre istituzioni, siamo sopravvissuti ai raggiri affabili dei nostri predecessori. Ma adesso che il futuro che aspettavamo un tempo è finalmente arrivato, via i rottami vecchi, pezzi da museo che ci tengono legati ad un modo di fare e di vedere che non è il nostro. E per cominciare a depennare le iniziative da perseguire, iscritte su un’ipotetica scaletta, partiamo con il proteggere parte delle nostre radici. Innanzitutto, per quale motivo l’ex Deposito Cavalli Stalloni ha versato in una condizione alquanto comatosa, per un lasso di tempo così grande ed insopportabile? Chi avrebbe dovuto curare tutti gli aspetti inerenti all’Istituto di Incremento Ippico? Dal momento che, dal lontano 1977, l’istituto è passato sotto l’amministrazione della Regione Puglia, si evince che, l’operato di questa, abbia portato a tale situazione.
Chi avrebbe dovuto evitare l’insediamento dell’Università degli Studi con conseguente cambio d’uso dei locali dell’Iriip? Sicuramente, stando a quanto testé detto, sempre l’amministrazione regionale.
Accondiscendo felicemente a quanto scritto ieri da Arcangelo Sannicandro, capogruppo di Rifondazione Comunista alla Regione Puglia, in una lettera su un nuovo quotidiano locale, “L’attacco”: “Una casa è più bella e funzionale se ristrutturata, anziché fatiscente. Se devo ristrutturare una casa, per abitarci, non penso a ristrutturarla per farne un cinema, altrimenti avrei un bel cinema ma non avrei una casa”.
Vorrei plaudire, comunque, all’operato del direttore dei lavori per la nuova sede della facoltà, l’architetto Passiante, che ha ottenuto un eccellente risultato. Ma lui è stato un mero esecutore di ordini. Pertanto, alla sua persona, non ho niente da rimproverare per il lavoro brillantemente realizzato. Però c’è da mettere in chiaro una cosa. L’azione del professionista non è stata un reale recupero dell’ex-Deposito, bensì una plateale operazione di alta chirurgia, amputando un arto malato per poi sostituirlo con una protesi di natura diversa.
Ma, insomma, se veramente l’università aveva un concreto bisogno di reperire dei locali da affidare alle sue facoltà, perché non hanno pensato, al limite, all’I.S.E.F. che, a mio avviso, poteva essere compatibile con tutto questo? Si sarebbe riportato tutto alla vecchia gloria, mentre l’Isef poteva ritrovare, nel suo carnet, anche il mondo dell’ippica come materia di studio.
Una cosa è certa, che se dovessimo invitare nell’attuale Aula Magna, ex-maneggio “Nannarone”, un amante di musica lirica ed uno del mondo equestre, sicuramente ci ritroveremmo davanti a due uomini piangenti: il primo commosso per l’acustica impeccabile, l’altro colmo di rabbia e di dolore per lo scempio ravvisato.

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