• Google+
  • Commenta
10 febbraio 2007

La “Bossi-Fini” espelle un ricercatore russo della Bocconi

Si chiama Bulat Sanditov il giovane ricercatore russo che è stato costretto a lasciare l’Italia e l’Università Bocconi, dove aveva v

Si chiama Bulat Sanditov il giovane ricercatore russo che è stato costretto a lasciare l’Italia e l’Università Bocconi, dove aveva vinto una borsa di studio, a causa della legge Bossi-Fini.
Si trasferirà in Olanda e con l’università milanese continuerà a collaborare a distanza. I suoi due dottorati, uno in fisica della materia conseguito a Mosca e l’altro in economia conseguito a Maastricht, non sono serviti a farlo rientrare nelle quote della Bossi-Fini in quanto, come borsista a contratto, rientra tra i lavoratori autonomi. In base al testo di legge, infatti, devono essere prese in considerazione solo due categorie di lavoratori: i professori con una cattedra o gli assegni di ricerca. Le altre forme di contratto vengono escluse.
Per ottenere il permesso di soggiorno è dovuto partire dalla direzione provinciale del lavoro per far verificare che il contratto della Bocconi fosse regolare. Poi si è recato in prefettura per ottenere un visto regolare. L’attesa è durata più di tre mesi e quando riesce nell’impresa si è presentato lo stesso problema per la moglie Olga. Così dopo la scadenza del visto turistico, la donna è dovuta ripartire. Conseguenza: Bulat ha deciso di rinunciare al lavoro in Italia e di trasferirsi in Olanda dove afferma «le trafile burocratiche sono state molto più semplici e veloci: ho già un permesso di soggiorno». Partirà domenica prossima.

Google+
© Riproduzione Riservata