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7 febbraio 2007

Parthenope: furti all’interno dell’Ateneo

Dallo scorso mese di dicembre, tra i corridoi e nelle aule dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, una serie di furti sta turband

Dallo scorso mese di dicembre, tra i corridoi e nelle aule dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, una serie di furti sta turbando la quiete di docenti e studenti. Tutto ciò ha avuto inizio quando Maria, una giovane studentessa lavoratrice part-time presso il centro orientamento e tutorato, al suo ritorno in ufficio dopo la pausa pranzo si rese conto che la borsetta che aveva lasciato li in un armadietto era scomparsa. Prontamente, il dirigente responsabile della sicurezza all’interno dell’Ateneo ha contattato le forze dell’ordine per fare una regolare denuncia e per cercare di risalire, il più presto possibile, all’autore del furto. Ma, a distanza ormai di due mesi, il colpevole non è stato ancora trovato. Anzi, i furti sono continuati ed hanno riguardato un docente, a cui è stato derubato un cellulare in aula, e lo stesso ufficio orientamento e tutorato all’interno del quale, in una cassaforte della cui esistenza poche persone ne sono a conoscenza, è stata sottratta un’ingente somma di denaro. Il mistero s’infittisce e nel frattempo gli studenti si allarmano. «La situazione è preoccupante – ci dice Antonio, un giovane laureando di economia che frequenta quotidianamente l’università». «Se non possiamo sentirci al sicuro neanche tra le mura del proprio ateneo – ci dice sempre Antonio – non ci resta che disertare l’università e studiare fra le più sicure mura di casa. La nostra università, a differenza degli altri atenei napoletani, è sprovvista di un servizio di vigilanza privata e di un sistema di telecamere a circuito chiuso ed i pochi uscieri presenti, che hanno ben altri compiti da svolgere durante la loro giornata lavorativa, non possono mica mettersi a fare le guardie giurate per controllare tutte le persone sospette che si aggirano tra i corridoi dell’università?». Insomma, il problema è sempre uno ed uno solo: la carenza di fondi impedisce ai Rettori di poter intervenire, efficacemente, su quelle che sono le situazioni di disagio di un ateneo.

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