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12 febbraio 2007

Una passeggiata ai Cavalli Stalloni

Lo so che l’università è un bene di tutti. Lo so che lo studio serve a migliorare la qualità del tessuto sociale. Lo so che un moLo so che l’università è un bene di tutti. Lo so che lo studio serve a migliorare la qualità del tessuto sociale. Lo so che un mondo vivibile si sviluppa se, prima ancora, sono le istituzioni preposte, ad insegnare le sane regole di un buon cittadino del mondo. Come, tanto per fare un esempio, imparare a riconoscere le ragioni del nostro vivere ed apprezzarle, non perdendo il contatto con la nostra natura, mai. Questo vuol dire valorizzare. E valorizzare significa tenere stretto il nostro passato, ciò che fa parte di me, di te, di tutti noi, ed andare avanti. Per migliorare.
Purtroppo, il “sistema” chiamato “società”, oggi, è arrivato ad imbrigliare il pensiero dell’uomo per farlo girare e girare in un vortice, che ha forza soltanto in un circuito di menti chiamato “città”. Sembra un film di fantascienza, peccato che è la realtà. Ci si lascia, fin troppo facilmente, atrofizzare il cervello da una televisione che, quasi sempre, propina velati psico-farmaci per abituarci ad un’educazione alla vita che non è la nostra. Riviste banali che offuscano la qualità dell’atteggiamento da avere nei confronti del prossimo e, prima ancora, verso sé stessi.
Sì, va bene. Ma se, in tutto questo marasma, neanche i più specializzati organismi di istruzione, le università, continuano ad insegnare ad essere dei buoni cittadini del mondo, magari anche con le opere, a quale santo dobbiamo votarci per non precipitare sempre più negli abissi? E cosa fare, allora, se ad un certo punto dovessi trovarmi dibattuto tra una corporazione che bada al mio intelletto e una coscienza che mi richiama alla storia dei miei genitori?
In Italia abbiamo esempi di alta scuola universitaria ma ci sono dimostrazioni in cui, anzi, penso ci si lasci coinvolgere troppo in scorrette pianificazioni imprenditoriali, utili solo per abbarbicarsi ad un ricercato e voluto strascico di notorietà. L’ambizione è una qualità da apprezzare. Diventa, tuttavia, un’arma letale, nelle mani di chi detiene il potere, se adottata per sopraffare la nostra coscienza, il senso più intimo che abbiamo e che serve, tristemente, per allontanarci il più possibile dalla storia della nostra vita, dalle nostre radici e dalla consapevolezza del nostro vivere qui.
Ecco perché ciò che dovrebbe essere normale, quotidiano, spontaneo per noi, ha perso il senso della naturalezza ed ha acquisito più il valore del “dovere”. Per non dimenticare.
Un esempio lampante e che, per i motivi suddetti, sta diventando intollerabile è il caso dell’Istituto Regionale di Incremento Ippico della Puglia (I.R.I.I.P), dai più conosciuto come ex-Deposito Regio dei Cavalli Stalloni, che ha visto subdolamente entrare a far parte del suo comprensorio la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Foggia. Questa struttura storica non ha mai smesso le proprie attività e, nonostante la battaglia di politici impreparati sul mondo dei cavalli, servita solamente ad indebolire l’interesse della cittadinanza per questo impianto, tutto continua all’interno come un secolo fa. Invece, l’ateneo cittadino vi ha installato la sua lussuosa Aula Magna, con adiacenti uffici amministrativi ed aule di studio, senza tener conto del valore storico di quanto si andava a sradicare e gettare chissà dove. E questa neo-zona universitaria all’interno dei Cavalli Stalloni (voglio ancora chiamarli così), recentemente ha creato non poche discussioni, a livello locale e provinciale, che hanno causato maggiore confusione in una cittadinanza, sembra strano, ignara di tutto.
Come risolvere, dunque, il problema di un’opportunistica mala informazione? Attivare tutti e cinque i sensi. Questa è la risposta. Di questo disponiamo e di questo dobbiamo farci forza. Una passeggiata nel parco-ippodromo dei Cavalli Stalloni vuol dire fare un salto nel passato maestoso della nostra terra d’origine. Si possono ammirare i magnifici esemplari di cavallo Murgese, con il loro mantello nero lucente e la nobiltà del loro incedere. Si rimane incantati dalla degna andatura dei cavalli arabi e si contempla la bellezza di molte altre razze presenti nelle stalle. Circa settanta ne ho contate, al contrario di tante dicerie infondate. Lo sguardo, poi, si ferma simpaticamente sugli asini di Martina Franca, dalle setole irte ed il pelo lungo. Un gioiello per la nostra terra.
Insomma, una fattoria in pieno centro cittadino ma lontana da ogni rumore assordante, una volta messo il piede dall’altra parte del cancello. I suoi spazi rendono piacevole e sana la più semplice camminata di ogni giorno. Due passi per restare affascinato dalle antiche carrozze, ancora in uso, del tutto identiche a quelle del Conte di Monte Cristo o, ancora, quelle intrecciate in vimini, comode per una scarrozzata primaverile. L’odore di fieno fresco, poi, è un toccasana per le narici ed un eccellente compagno per la nostra voglia di natura.
Per questo motivo, allora, io capisco che tutto questo male che si vuole fare spontaneamente è solo causato da una voglia di assoluto potere. Ed il potere acceca gli uomini. Specie quando questi ne hanno e ne vogliono sempre di più. L’ambizione fa bene al singolo, ripeto, per accrescerlo, ma che sia sana. Comporta, al contrario, una depressione culturale di base ed una malsana voglia di tagliare i ponti con il proprio passato, per andare incontro ad un futuro incerto perché senza regole.
Che il mio pensiero non corrisponda alla realtà? A tutti gli uomini di buona volontà, ricorderei che, se errore c’è stato, siamo ancora in tempo per rimediare. Io e te, ognuno di noi, possiamo fare tanto.

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