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13 febbraio 2007

Unimore: i mass media come fonti storiche

Alla Mediateca universitaria di Reggio Emilia continua la presentazione delle tesi di laurea più significative elaborate da neodottori

Alla Mediateca universitaria di Reggio Emilia continua la presentazione delle tesi di laurea più significative elaborate da neodottori della sede d’Ateneo reggiana dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Gli elaborati di Adriano Arati, Francesca Morselli e Federico Ruozzi, laureati in Scienze delle Comunicazione, indagano il ruolo del cinema e, più in generale dei mass media, come fonte storica e strumento di lettura dei più importanti fatti della società contemporanea. Se ne parlerà mercoledì 14 febbraio 2007 a Reggio Emilia nell’ambito del ciclo Mythesis.

L’Italia degli anni Sessanta-Settanta e gli influssi politici e culturali di quel ventennio sulla società di oggi visti attraverso l’analisi di documenti televisivi, cinematografici e della carta stampata nelle tre tesi di laurea che altrettanti neo dottori della facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia, Adriano Arati, Francesca Morselli e Federico Ruozzi, presenteranno mercoledì 14 febbraio 2007 all’interno dell’iniziativa Mythesis, originale proposta culturale dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia che propone alcune delle più interessanti tesi degli studenti laureati presso le Facoltà reggiane dell’Ateneo.

Durante l’incontro che avrà luogo alle ore 12.00 presso la Mediateca della Biblioteca Universitaria Interdipartimentale (via Allegri,9) a Reggio Emilia, verranno presentati i tre studi che analizzano avvenimenti politici e cambiamenti culturali dell’Italia di quaranta anni fa: da un lato con lo studio del Caso Moro, che alla fine degli anni Settanta sconvolse la vita politica e civile italiana con strascichi molto forti ancor oggi, e dall’altro, su un piano prettamente culturale, l’impatto sulla società odierna della morte dei tre cantautori più rappresentativi dell’Italia degli anni ’60 e ’70, Lucio Battisti, Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè.

Il sequestro Moro, nelle sue rappresentazioni mediatiche, sarà al centro dell’analisi delle tesi di Francesca Morselli e di Federico Ruozzi

Francesca Morselli propone “Il caso Moro: le metafanie cinematografiche”, analisi di tre note produzioni cinematografiche italiane (Il caso Moro, Piazza delle cinque lune, Buongiorno, notte), per interrogarsi su quanto la lente della finzione cinematografica possa rendere conto della veridicità di un fatto storico.

“Nella mia tesi – dichiara Francesca Morselli – sono partita dall’analisi del Caso Moro come fatto storico, quindi documentabile da fonti più o meno attendibili, senza darne giudizio alcuno o cercare di trovare colpevoli e innocenti. In un secondo momento il lavoro è passato ad un livello di indagine più astratto, più rarefatto, analizzando i film che hanno portato ‘il Caso’ sugli schermi e introducendo così il delicato rapporto che collega la storia alla finzione cinematografica”.

Ancora Aldo Moro e i suoi 154 giorni di prigionia al centro della tesi di Federico Ruozzi “Il Caso Moro nelle Fonti televisive italiane: relazioni e metonimie”, dove si propone un’analisi del sequestro del leader della Dc attraverso la documentazione fornita dai telegiornali e dagli approfondimenti dell’epoca sul caso. La tesi di Ruozzi è che la televisione rappresenti oggigiorno una “potente macchina del racconto storico”.

“Il punto di partenza del mio lavoro – ha spiegato Federico Ruozzi- è il riconoscimento del ruolo sempre più importante che i mezzi di comunicazione di massa hanno assunto nella storia del XX secolo. In particolare, la televisione fin dalla sua fase aurorale ha rivestito una posizione da protagonista e nel corso di questi ultimi cinquant’anni non solo nella fase del racconto e della diffusione delle informazioni, ma anche nella veste di agente di storia, partecipando attivamente alla costruzione del reale. La mia ricerca ha puntato a dimostrare che l’immagine televisiva riveste un vero e proprio ruolo di fonte per la ricerca storica, dimostrata in modo evidente in relazione al sequestro Moro”.

Lancia uno sguardo sull’Italia della rivoluzione musicale, la tesi di Adriano Arati dal titolo “Qualcuno era comunista… La ricostruzione post mortem dell’immagine dei cantanti nella stampa quotidiana italiana. Il caso Lucio Battisti, Fabrizio De André, Giorgio Gaber 1998-2003”.

Nove quotidiani analizzati per i trenta giorni seguenti alla scomparsa dei tre artisti, “vere colonne sonore del paese” al centro del lavoro dello studente reggiano che ha osservato come i mass media hanno affrontato e indirizzato le discussioni e le riflessioni sui tre musicisti scomparsi, in una riflessione sul ruolo della stampa oggi, in una società che “dipende in misura sempre maggiore dalla televisione”.

“La morte dei tre artisti – ha dichiarato Adriano Arati – ha ottenuto un’enorme attenzione, è stata trattata non come la perdita di tre semplici cantanti, ma di tre simboli degli anni sessanta e settanta, in grado di unificare nel lutto (e nel tentativo di appropriazione) il paese dei Post-Italiani (definizione di Edmondo Berselli, correlatore della tesi) arrivato alla fine del ventesimo secolo. Per fare emergere una tendenza a utilizzare schemi comuni di lettura e a coinvolgere la politica nelle riflessioni su Battisti, De André e Gaber”.

“Tutti e tre i lavori – ha precisato il prof. Alberto Melloni, docente all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e relatore delle tesi di laurea – presentano caratteristiche piuttosto interessanti e originali, poiché dimostrano come il lavoro di ricerca storica contemporanea sia possibile anche attraverso l’utilizzo di fonti meno comuni e tradizionalmente accettate, mantenendo e rispettando i più rigorosi criteri di ricerca storica”.

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