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26 marzo 2007

Gli studenti di sinistra contestano Bertinotti

Malessere. È il sentimento più diffuso tra gli studenti di oggi. Il lavoro che non c’è, e che se c’è è precario, la so

Malessere. È il sentimento più diffuso tra gli studenti di oggi. Il lavoro che non c’è, e che se c’è è precario, la società che diventa sempre più competitiva, l’incertezza verso il futuro, le guerre nel mondo. Problemi vicini e lontani che alimentano un pessimismo e una rabbia diffuse. E quale miglior modo di sfogare questo malessere se non contestando il politico di turno che si presenta nella aule di un’Università? Ci sono passati tutti i membri del governo Prodi. Prima di un anno fa, toccava ai membri del governo Berlusconi. Il governo di turno è sempre ladro. La politica fa ribrezzo, e con essa, chiunque ne faccia parte. Stavolta è toccato al Presidente della Camera, Bertinotti. Fischiato, sbeffeggiato e contestato alla “Sapienza” di Roma, mentre vi era un convegno sulla cooperazione internazionale e lo sviluppo. Ma ciò che desta più scalpore è il fatto che sono stati studenti dei collettivi studenteschi di sinistra, quelli più attivi nella contestazione. Cartelli con su scritto “8 Marzo. La Camera vota la guerra in Afghanistan. Giorno inFausto”. Urla come “Assassino, guerrafondaio”. Frasi che Bertinotti proprio non ha mandato giù. Lui che è si è sempre battuto in prima linea contro ogni tipo di guerra, ha risposto per le rime. A uno studente che gli urlava buffone, il Presidente ha risposto “Buffone sarai tu. Chiedetemi Scusa”. Insomma il deja vù degli studenti, dei militanti di estrema sinistra, che contestano un esponente di sinistra di Governo, si ripete ciclicamente. Forse sarebbe opportuno spiegar loro che la terza carica istituzionale del Paese, non ha facoltà di decidere sul rientro o sull’invio delle truppe in Afghanistan. Certo si è scelto di fischiare Bertinotti simbolicamente come esponente di una maggioranza che non sta facendo ciò che era nelle aspettative di molti suoi elettori, ma prendere di mira chi, a parole almeno, ha sempre manifestato acceso ripudio di qualsiasi conflitto armato, ha un sapore strano, quasi grottesco. Le manifestazioni, le contestazioni, le proteste, qualsiasi forma di partecipazione, sono il sale della vita democratica. Certe volte, però, si dovrebbe riflettere meglio su chi e su cosa protestare. Contestare, anche per puro senso di protagonismo è lecito, ma non fa molto onore.

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