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11 giugno 2007

La “battaglia” per i cervelli

Cosa fa la differenza tra un sistema universitario all’avanguardia e un altro invece un po’ più modesto (per non essere scortesi)? Di sicuro laCosa fa la differenza tra un sistema universitario all’avanguardia e un altro invece un po’ più modesto (per non essere scortesi)? Di sicuro la qualità dei professori, direte voi – e non vi sbagliereste -, in aggiunta magari alla possibilità di poter accedere a Internet (gratis, naturalmente!), in qualsiasi punto della propria università. E quale miglior viatico, dell’innovazione tecnologica, per attrarre il maggior numero possibile di studenti stranieri? Non è un caso, allora, se l’Italia ne attira ancora pochissimi (il 2,3% di tutti gli iscritti), mentre la Francia, rispetto ad una media Ocse del 4,5%, ha raggiunto quota 7% (Maurizio Ferrera, “CorrierEconomia”, 4-6-2007). Ma le cause sono anche altre. “Pochi corsi in inglese, poche residenze universitarie, poche borse di studio, uffici e personale poco accoglienti”, secondo Maurizio Ferrera, le principali ragioni dell’inevitabile sconfitta italiana nell’ambito di quella che l’Economist ha definito “The battle for brainpower”, la battaglia per i cervelli. E pensare che Winston Churchill, già nel 1943 durante un discorso tenuto all’università di Harvard, aveva affermato che “Gli imperi del futuro saranno gli imperi della mente”. Secondo l’Economist (5-10-2006), il primo ministro britannico “avrebbe potuto aggiungere che le battaglie del futuro saranno le battaglie per il talento”. Quando saremo pronti, qui in Italia, a combatterle?

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