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21 giugno 2007

Si chiude a Verona il II Congresso mondiale su Vaccini e anticorpi prodotti in pianta

Si sono chiusi oggi all’Università di Verona i lavori del secondo congresso mondiale su “Vaccini e anticorpi prodotti in pianta”. Dal 18 al

Si sono chiusi oggi all’Università di Verona i lavori del secondo congresso mondiale su “Vaccini e anticorpi prodotti in pianta”. Dal 18 al 20 giugno la città scaligera ha visto riuniti 150 delegati provenienti da centri di ricerca, aziende e università di tutto il mondo per discutere sui nuovi risultati ottenuti dal Molecolar Farming, una novità fondamentale del settore delle biotecnologie che prevede l’utilizzo di sistemi vegetali – più sicuri e convenienti rispetto a quelli convenzionali, basati su colture di cellule batteriche e di mammifero – per la produzione di molecole di alto interesse farmaceutico, in particolare vaccini e anticorpi.
Il simposio scientifico è stato aperto dall’intervento di Julian Ma, docente di Immunologia al St. George’s Hospital di Londra e coordinatore europeo del consorzio Pharma-Planta, un’iniziativa finanziata dall’Unione Europea che riunisce oltre trenta gruppi di ricerca appartenenti a 11 nazioni europee e al Sudafrica. «Quando all’interno dell’Unione Europea si è realizzata la necessità di unire e coordinare le ricerche dei singoli Paesi membri sullo sviluppo di vaccini e farmaci di derivazione vegetale contro alcune delle più importanti patologie umane come Aids, diabete e tubercolosi – ha spiegato il professor Ma – si è subito compresa la potenzialità di questi nuovi metodi per diffondere la prevenzione medica necessaria nei Paesi in via di sviluppo. Ecco perché ci siamo rivolti al Sud Africa».
Al convegno si è fatto il punto anche sui primi risultati ottenuti. Einat Almon, ricercatrice in un’azienda israeliana, sta conducendo lo studio che, al momento, sembra essere il più vicino a raggiungere la fase conclusiva. L’obiettivo del suo lavoro è la cura della malattia di Gaucher, una rara patologia ereditaria, dovuta alla mancanza di un enzima limosomiale (la beta glucosidasi), che colpisce soprattutto fegato e milza, causandone l’ingrossamento e ostacolandone il corretto funzionamento.
«Attualmente – ha dichiarato la professoressa Almon – l’unica cura disponibile è prodotta da un’azienda di Boston che utilizza cellule di mammifero. Noi siamo riusciti a produrre enzimi molto simili che dovrebbero avere gli stessi effetti curativi utilizzando invece cellule di carota. A metà autunno inizieremo la sperimentazione sull’uomo».
Mario Pezzotti, coordinatore del congresso e docente di Genetica agraria nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Verona, prevede che proprio la sperimentazione sull’uomo potrebbe essere il tema centrale del prossimo appuntamento mondiale in materia: «Dopo l’edizione di Praga nel 2005, siamo lieti di aver potuto ospitare il secondo Congresso mondiale qui a Verona. Speriamo di ripetere l’esperienza con la prossima edizione in cui, finalmente, potremo discutere dei progressi ottenuti nella fase conclusiva sull’uomo».

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