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9 giugno 2007

Studiare al sud, “ricercare” al nord

“Il sud risente della sua lunga tradizione umanistica, ci sono troppi avvocati e pochi scienziati. L’idealismo crociano è ancora troppo forte
“Il sud risente della sua lunga tradizione umanistica, ci sono troppi avvocati e pochi scienziati. L’idealismo crociano è ancora troppo fortemente sentito”. Parole di Margherita Hack, celebre astrofisica italiana, che in poche battute ha risolto, a quanto pare, il “mistero” della scarsa vocazione scientifica dei giovani studenti meridionali. E invece, a sfogliare le pagine di “Newton”, mensile di divulgazione scientifica, si viene a sapere che una delle più prestigiose riviste di scienza al mondo, “Science”, ospita sempre più spesso tra le sue colonne diverse pubblicazioni cui contribuiscono giovani “cervelli” italiani. E non solo, trattandosi in parte anche di ricercatori campani. La storia è sempre la stessa. Ci si laurea qui al sud d’Italia, e poi si fugge verso altri “lidi” di ricerca, al nord se non proprio all’estero. Com’è successo ad Alessio Maiolica, nato ad Aversa nel 1980, laureato in Biotecnologie alla Federico II di Napoli, e poi trasferitosi a Milano presso l’Istituto oncologico europeo, diretto da Umberto Veronesi. “A Napoli non avrei potuto portare avanti il tipo di lavoro che sto svolgendo”, è stata la sua amara constatazione.

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