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31 luglio 2007

Le strategie cerebrali per classificare e riconoscere la realtà

Il cervello utilizza due diverse strategie per elaborare l’immagine del corpo umano. Lo sostiene una ricerca condotta dal professor Salvatore Maria AgIl cervello utilizza due diverse strategie per elaborare l’immagine del corpo umano. Lo sostiene una ricerca condotta dal professor Salvatore Maria Aglioti del dipartimento di Psicologia della Sapienza in collaborazione con l´Ircss Eugenio Medea e la Fondazione Santa Lucia. La ricerca si è meritata il commento della settimana sulla prestigiosa rivista “The Journal of Neuroscience”.
Il professor Allegri dimostra che, probabilmente per semplificare la realtà, il cervello umano la categorizza sia a livello neurale che psicologico e la percezione di classi di oggetti differenti (per esempio edifici, utensili, facce, corpi) attiva regioni cerebrali almeno parzialmente separate.

Stimoli considerati di una certa salienza biologica e sociale, come il volto umano, vengono elaborati secondo una strategia di analisi globale mentre altri oggetti (per esempio edifici) vengono analizzati sulla base dei dettagli, vale a dire in maniera locale.

Questo fenomeno è dimostrato dal cosiddetto “effetto di inversione” che consiste nella difficoltà a riconoscere un oggetto presentato in posizione inusuale, ad esempio ruotato di 180 gradi, rispetto alla posizione canonica.

Se l’ oggetto da analizzare è un volto o il corpo umano l’effetto di inversione è molto maggiore rispetto a quando ad essere preso in esame è un edificio. Ciò dimostrerebbe che nel primo caso viene adottata una strategia di analisi globale mentre nel secondo una strategia locale. Un ampio effetto di inversione è dunque indice di analisi globale. La possibilità di elaborare il volto e il corpo umano con una strategia globale spiegherebbe la nostra particolare abilità nel riconoscere gli altri individui.

I ricercatori hanno esaminato l’attività cerebrale di alcuni individui in un compito di riconoscimento visivo di corpi umani presentati in posizione canonica o invertita. Per far questo hanno utilizzato la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, una metodologia che consente di interferire transitoriamente con l’attività neurale inducendo una “lesione” virtuale di specifiche regioni cerebrali in individui sani. I risultati di questo metodo hanno dimostrato come la lesione virtuale dell’area extrastriata per il corpo ha aumentato l’effetto di inversione, suggerendo quindi che la suddetta area è implicata nell’analisi locale, mentre, al contrario, la lesione virtuale di aree sensorimotorie hanno ridotto l’effetto di inversione indicando un possibile ruolo di queste strutture in una strategia globale del riconoscimento corporeo.

Lo studio suggerisce che l’elaborazione dei dettagli del corpo si basa su processi puramente visivi mentre l’elaborazione del corpo come un tutto coinvolge processi sensorimotori che implicano l’incorporazione del corpo altrui.

I risultati di questa ricerca possono trovare un’importante applicazione in soggetti che, a causa di problemi neuropsichiatrici (per esempio autismo, disturbi psichiatrici) mostrano deficit nella capacità di relazionarsi ed empatizzare con altri individui.

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