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10 luglio 2007

L’urologia di Teramo diretta da un professore dell’Università degli studi dell’Aquila

Domenica scorsa è uscita un’intera pagina dedicata agli ospedali di eccellenza sulla cura e la ricerca delle malattie prostatiche sul più diffuso e blDomenica scorsa è uscita un’intera pagina dedicata agli ospedali di eccellenza sulla cura e la ricerca delle malattie prostatiche sul più diffuso e blasonato quotidiano italiano “Il corriere della sera”.
Oltre che informazioni sulle malattie della prostata veniva riportato un elenco dei migliori centri urologici nazionali ed internazionali per ciò che riguarda lo studio e il trattamento delle malattie prostatiche in generale e del tumore della prostata in particolare.
Come riportava la giornalista “un uomo su due prima o poi deve vedersela con l’infiammazione o l’ingrossamento della prostata” e “il tumore della prostata è la seconda causa di morte nel maschio adulto dopo i tumori del polmone”.
Ebbene, da un’indagine fatta valutando la qualità dell’attività di ricerca svolta coniugata alle prestazioni assistenziali erogate, ci si è accorti che l’ Unità Operativa Complessa di urologia del presidio ospedaliero di Teramo, sede della Clinica Urologica dell’Università degli studi dell’Aquila, diretta dal professor Vicentini Carlo, docente di urologia dello stesso Ateneo, è risultata al V° posto della graduatoria nazionale dei migliori centri. Storicamente il gruppo di ricerca che si è sempre interessato dello studio biomolecolare e biocellulare di tessuti umani prelevati da pazienti con patologie prostatiche, pur essendo dislocato presso la sede di Teramo per l’attività assistenziale, è tutto dell’Università degli studi dell’Aquila vista la particolare e fattiva collaborazione con il gruppo del Professor Mauro Bologna del Dipartimento di Biologia di base ed applicata con il quale, primi e forse unici in Italia, si è organizzato un “prostate biopatology lab” mai perdendo di vista, però, la finalità clinica di tale attività.
L’indagine riportata sul Corriere Salute è stata eseguita prendendo a riferimento l’analisi dei lavori rintracciati con medline (banca dati mondiale della National Library of Medicine Statunitense) nel periodo temporale che va dal 1996 al 2006.

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