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3 luglio 2007

Unipi: rafforzamento delle tutele sui beni comuni e sulla biodiversità

Negli ultimi anni uno dei temi più controversi e più discussi nell’arena politica ed economica è stato quello della propriet&agraNegli ultimi anni uno dei temi più controversi e più discussi nell’arena politica ed economica è stato quello della proprietà intellettuale dei beni comuni. Un approfondimento e un’imporatnete proposta sul tema, verranno trattati nel seminario “Monopoli privati, biopirateria o beni comuni? Dal regime privato al regime pubblico della proprietà intellettuale” organizzato per mercoledì 4 luglio dal Laboratorio di studi rurali “Sismondi”, presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa. L’idea chiave è quella di utilizzare il modello open source, già sperimentato con successo per i brevetti informatici.
La sessione di lavoro del seminario verrà aperta dal saluto delle Autorità e delle Istituzioni, portato dal Vicepresidente della Provincia, Giacomo Sanavio, dal preside della Facoltà di Agraria, Prof. Luciano Santini, e dal direttore del Laboratorio “Sismondi”, Francesco Di Iacovo.

Gli scopi ed i contenuti del seminario saranno spiegati dal Prof. Gianluca Brunori vicedirettore del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema. “Il seminario –spiega Brunori- parte dalla constatazione che il regime della proprietà intellettuale di tipo statunitense fa sorgere dei recinti che escludono ampie fasce delle popolazioni dal godimento di beni che noi presupponiamo siano invece patrimonio collettivo. La tutela della creatività e di chi introduce un’innovazione deve essere sancita ma la biodiversità è un bene comune e la brevettazione, se non regolata in modo appropriato, la uccide, perché impedisce agli agricoltori di produrre e scambiare le sementi, rendendoli dipendenti da poche imprese. Il seminario intende discutere di nuove forme di proprietà intellettuale in grado di rafforzare, invece che ridurre, la difesa e la creazione dei beni comuni”.
Il genetista fiorentino Marcello Buratti presenterà la prima relazione: “Sono possibili alternative ai brevetti sul vivente?”. Il parallelo con il mondo del free software e dell’open source verrà tracciato dalla relazione di Fabio Tarini “Origine e sviluppo del software libero”. Ovviamente iniziando a trattare questo argomento significa entrare nel ginepraio normativo e legislativo, per il quale è previsto un intervento chiarificatore da parte di Eleonora Sirsi del Dipartimento di Diritto privato dell’Università di Pisa con il titolo: “Copyright o copyleft? Come affermare un regime pubblico di proprietà intellettuale”.

Dopo la pausa paranzo, nel pomeriggio il seminario continuerà con le relazioni di Luca Colombo su “Le nuove enclosures: proprietà intellettuale e agribusiness”, Riccardo Bocci su “Protezione e valorizzazione della conoscenza locale nelle pratiche agricole”, Fiorenzo Gimelli su “La protezione delle varietà vegetali nell’epoca delle biotecnologie”, Cinzia Scaffidi su “Biodiversità, cibo e conoscenza locale: idee per lo sviluppo dell’ open source in agricoltura” e infine Maria Grazia Mammuccini su “Tutela delle risorse genetiche locali e scambio di semi”.

L’attualità e l’importanza del seminario è data anche dal recente dibattito che ha avuto come protagonista uno dei “portavoce” del liberismo, “The Economist” che ha ufficialmente preso posizione contro la corsa al brevetto per pure ragioni competitive perché in questo modo l’innovazione rallenta. Analogamente anche la Regione Toscana si è mossa istituendo un Registro delle varietà regionali che consente agli agricoltori di scambiare tra loro i semi di varietà autoctone e istituisce un segno distintivo per l’identificazione di prodotti provenienti da varietà protette.

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