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10 luglio 2007

Verona: gli utenti assidui di internet hanno in media 21 password

Tessere magnetiche, chiavi di accesso, lunghe password alfanumeriche, codici di sicurezza, pin, puk. Sono gli strumenti oggi necessari per proteggere Tessere magnetiche, chiavi di accesso, lunghe password alfanumeriche, codici di sicurezza, pin, puk. Sono gli strumenti oggi necessari per proteggere la nostra riservatezza o i nostri beni, ma presto potrebbero essere tutti sostituiti da sistemi più moderni e sicuri. Basterà uno scanning della retina o l’analisi delle nostre impronte digitali, ad esempio, per poter accedere a Bancomat, casseforti, sistemi informatici o ritirare documenti personali.
A parlarne giovedì 12 luglio alle 16 nella Sala Verde della facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Verona, sarà Anil Jain, professore del Dipartimento di Scienze e Ingegneria Informatica della Michigan State University, negli Stati Uniti. Promossa dal Dipartimento di Informatica nell’ambito della Scuola di Dottorato di Scienze Ingegneria e Medicina, nella sua lectio magistralis dal titolo “How do I know who you are” il professor Jain farà il punto su progressi, potenzialità e limiti degli studi biometrici.
La Biometria indaga le variabili che permettono l’identificazione affidabile degli individui, ovvero quelle peculiari caratteristiche fisiologiche o comportamentali, difficili da alterare o simulare. Tra le variabili più frequentemente prese in esame vi sono le impronte digitali, la geometria della mano e del volto, la conformazione della retina o dell’iride, il timbro e la tonalità della voce. Le tecniche biometriche di identificazione possono essere applicate sia al controllo dell’accesso a luoghi ed informazioni, sia all’autenticazione di informazioni, in sostituzione di sistemi con obbligo di inserimento di nome utente e parola chiave.
«Alla base di questo tipo di riconoscimento personale – ha sottolineato Vittorio Murino, Direttore del Dipartimento di Informatica dell’ateneo veronese – vi è la presenza di caratteri estesi universalmente, in cui ognuno però presenta tratti peculiari. Oggi molti sistemi di videosorveglianza utilizzano i tratti facciali come sistema di riconoscimento. Le ricerche in questo settore stanno limitando il margine di errore delle apparecchiature utilizzate per le analisi biometriche e presto potremo vedere questi sistemi applicati a molte situazioni della vita comune».
Indiano di nascita, il professor Anil K. Jain risiede dal 1970 negli Stati Uniti dove attualmente insegna nel Dipartimento di Scienze e Ingegneria Informatica della Michigan State University. Autore di molte ricerche e manuali su sistemi di riconoscimento biometrici, premiati a livello mondiale con numerosi riconoscimenti, Anil Jain ha contribuito allo sviluppo degli studi in materia e ha approfondito l’analisi di sistemi informatici per l’acquisizione, la classificazione e il trattamento delle immagini.

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