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18 ottobre 2007

Giovani e quotidiani sempre più lontani

Si sa che in Italia la fetta più grande della torta pubblicitaria va nelle grinfie fameliche della televisione, a discapito della carta stamp
Si sa che in Italia la fetta più grande della torta pubblicitaria va nelle grinfie fameliche della televisione, a discapito della carta stampata. Una carta stampata – in particolare quotidiani – che stenta a scaldare i cuori dei più giovani, se è vero, come ci testimonia uno studio del Joan Shorenstein Center on the Press della Harvard University, che solo il 16% dei ragazzi tra i 18 e i 30 anni legge un quotidiano ogni giorno. Per non parlare degli under 20, con una percentuale di lettori addirittura del 9%. Come invertire la rotta? “C’è un’unica strada” scrive Marco Pratellesi del Corriere della Sera: “dare spazio alle loro voci”. “Articoli e editoriali che parlano di loro, affidati a opinionisti che minimo hanno fra i 40 e i 50 anni, non sono sufficienti”, prosegue Pratellesi; “occorre che a scrivere siano anche giornalisti che, per questioni anagrafiche, hanno la prospettiva delle nuove generazioni”. Chi gli vuole dare questo spazio?

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