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4 ottobre 2007

L’università di Urbino festeggia il suo primo laureato on-line

C’è chi lo definisce il futuro dell’università, chi ne tesse le lodi e chi lo critica aspramente accusandolo di inconsistenza e inef

C’è chi lo definisce il futuro dell’università, chi ne tesse le lodi e chi lo critica aspramente accusandolo di inconsistenza e inefficacia: il web può essere davvero una valida alternativa per coloro che intendono laurearsi e hanno difficoltà a frequentare?
Il corso di laurea on-line in Sociologia, attivato presso l’università ‘Carlo Bo’ di Urbino tre anni fa, ha dato alla luce il suo primo laureato: Fiorenzo Bettoni, giovedi 4 ottobre, ha conseguito il diploma di laurea discutendo una tesi dal titolo “La Cina del XXI secolo, sviluppo economico e possibilità di un sistema di welfare”.
Fiorenzo ha completato gli studi attraverso un sistema di e-learning che lo ha visto comunque impegnato all’interno di una comunità attiva, seppure soltanto on-line; casa e ufficio sono stati il suo ambiente di studio principale dunque, ma non sono mancate le occasioni di contatto ‘reale’ con la sua università: esami e corsi di approfondimento, ad esempio.
Alla domanda se si sia sentito piu’ o meno isolato dalla comunità studentesca Fiorenzo ha risposto sorprendentemente di non essersi sentito per nulla escluso, anzi: “la comunità on-line, forse proprio perché appartenente a questa tipologia, mi sembra altrettanto consolidata di quella reale. L’aspetto che mi ha colpito più di tutti è stato proprio il senso di ‘appartenenza’ che sia io che i miei colleghi abbiamo sviluppato durante quest’esperienza”. Fiorenzo inoltre non ha mancato di citare la buona risposta organizzativa della sua università a questa importante innovazione; ed è forse questo l’aspetto più importante: senza arrivare ad un e-learning ‘totale’ forse sarebbe sufficiente sfruttare le possibilità che oggi il web propone sia agli studenti che ai docenti (decisamente meno recettivi delle trasformazioni e delle innovazioni che l’era del web propone ai suoi accoliti) per accorciare, e forse addirittura sopprimere, determinati strumenti didattici – come la bacheca del docente, affissa esclusivamente nella sede universitaria quando potrebbe benissimo venir consultata on-line risparmiando allo studente decine di chilometri inutili – che appartengono (e per davvero) solo al passato.

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