• Google+
  • Commenta
23 ottobre 2007

Ohio University: La pena di morte, un linciaggio legale

Il dibattito sulla pena capitale è sempre un tema scottante e di forte attualità: il 10 ottobre è stata la giornata mondiale contIl dibattito sulla pena capitale è sempre un tema scottante e di forte attualità: il 10 ottobre è stata la giornata mondiale contro la pena di morte e a distanza di un anno quasi le grida e gli insulti che accompagnarono l’esecuzione di Saddam Hussein continuano a riecheggiare, emblema di quella violenza tribale e rabbiosa che permea la società occidentale, quella americana in particolare.
Con tutto ciò, la moratoria internazionale sulle esecuzioni capitali ha davanti a sé un cammino ancora difficile e tortuoso.
L’uccisione del tiranno Saddam ha riproposto con forza il tema dell’assassinio per vendetta, quello che un tempo veniva chiamato linciaggio. Una ricerca della Ohio State University ha dimostrato come la maggior parte delle esecuzioni capitali compiute negli Stati Uniti dal 1950 ad oggi si possano interpretare come linciaggio: linciaggio inteso come esecuzione pubblica di un individuo ritenuto socialmente pericoloso, esecuzione che avviene ad opera della comunità.
David Jacobs, professore di sociologia e scienze politiche alla Ohio State University, individua delle reazioni- tipo della comunità nei casi di linciaggio: una paura generalizzata che diventa aggressiva e trova pace solo quando il soggetto incriminato viene ucciso, liberando un forte senso di sollievo per lo scampato pericolo. Ma queste, a bene vedere, sono emozioni che, sfortunatamente, accompagnano quasi tutte le esecuzioni capitali, al punto che Jacobs ha affermato senza riserve che la pena di morte è diventata una sorta di sostituzione legale dei linciaggi. E non è un caso che gli Stati americani dove si esegue la maggior parte delle pene capitali, sono quelli dove in passato veniva praticato più frequentemente il linciaggio. Entrando nel dettaglio, la ricerca ha stabilito anche come in questi stati il numero delle esecuzioni capitali sia cresciuto proporzionalmente all’aumento nella popolazione della componente afroamericana.
Sono risultati agghiaccianti questi, che minano la giustificazione della pena di morte dalle sue fondamenta: per anni, i sostenitori della condanna capitale hanno insistito sulla sua utilità e sulla sua sostanziale buona fede, forti della tesi della giusta pena, nella quale incorre chi si macchia di un grave reato, e in quella dell’exemplum che un’esecuzione dovrebbe rappresentare, un deterrente per eventuali azioni nocive contro la comunità. Ma, se è vero ciò che afferma Jacobs, la pena di morte nascerebbe anzitutto da una pulsione istintiva all’eliminazione pubblica e violenta di ciò che mina l’equilibrio sociale, un rifiuto ferino di ciò che è diverso e pericoloso, che va distrutto per il bene della comunità.
Il dibattito è spinoso e di difficile soluzione. Nel frattempo, mentre noi qui stiamo a parlarne, molte persone vengono private del loro diritto fondamentale: quello alla vita. Diritto, nella teoria, inalienabile.

Google+
© Riproduzione Riservata