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10 ottobre 2007

Test universitari: nuove inchieste della procura di Roma

Dopo Bari, Catanzaro e Messina, anche le facoltà di Medicina della capitale sono finite sotto accusa per presunte irregolarità nei t

Dopo Bari, Catanzaro e Messina, anche le facoltà di Medicina della capitale sono finite sotto accusa per presunte irregolarità nei test d’ammissione. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per abuso d’ufficio, per il momento contro ignoti, in seguito all’esposto presentato dall’Unione degli Universitari (UDU), esposto redatto sulla base di un dossier: oltre trecento testimonianze di ragazzi che hanno notato e denunciato anomalie durante lo svolgimento dei test.
Michele Bonetti, legale dell’UDU, parla di almeno trenta università coinvolte. “Bari, Catanzaro e Messina sono solo una punta dell’iceberg” commenta Bonetti.
Intanto dalla Puglia emergono altri presunti brogli, al punto che Domenico Lomelo, assessore al Diritto allo Studio della Regione, ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Università Mussi. I ripetuti ed accertati episodi di corruzione, sommati all’ancestrale nepotismo universitario, rischiano “ di dare un ulteriore colpo di credibilità al sistema universitario pugliese”. Lomelo ribadisce l’inutile selettività dei test d’ingresso, ai quali assolutamente “non possono essere legati il futuro e le scelte dei giovani”. I quiz non sempre rispecchiano fedelmente la reale preparazione degli studenti e spesso può accadere che persone meritevoli restino escluse ingiustamente. Lomelo ribadisce la necessità di una “selezione naturale”, ove i più studiosi e dotati arrivano alla fine, i perditempo no. Una normale “selezione meritocratica”. Al massimo il voto della maturità può essere una discriminante (ma su questo mi permetto di dissociarmi dall’assessore Lomelo).
In ogni caso sarebbe bene fare un po’ di chiarezza dal momento che ci troviamo di fronte ad episodi di una gravità estrema. Tutte le leggende di “mafie” e raccomandazioni circolano per i corridoi delle facoltà da tempo immemore; ma quando vengono fuori, quando dal mito scivoliamo nella realtà, la questione è diversa e uno dei nostri diritti fondamentali, quello allo studio, viene seriamente messo a repentaglio. E’ come se cercassero di educarci da subito alla società italiana che sembra sempre più essere fatta di caste, di cupole, dove già si sa chi salirà e chi no, dove tutto è già deciso e noi ci illudiamo di poter essere ancora artefici del nostro futuro.

Solidarietà alle tante persone a cui un futuro è stato negato per concederlo a chi dalla sua ha il nome, i soldi, i famigerati “agganci” di papà. Con la speranza che sia fatta chiarezza al più presto e che questa, come tante storie, non cada nel dimenticatoio, né in quello dell’opinione pubblica, né, soprattutto, in quello di tutti noi, questa classe così vessata, raggirata ed incompresa chiamata “studenti”.

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