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6 novembre 2007

13 università italiane a Pechino per attirare studenti

La Fiera dull’ Educazione Secondaria Europea, in Cina, è animata, quest anno, dalla presenza di ben tredici università e un conservato
La Fiera dull’ Educazione Secondaria Europea, in Cina, è animata, quest anno, dalla presenza di ben tredici università e un conservatorio italiano. L’obiettivo di questa massiccia presenza nel paese orientale è colmare un ritardo accumulato nell’attrazione di studenti cinesi nel nostro Paese. L’Istituto di Cultura italiano a Pechino, ci fornisce i dettagli della presenza cinese negli atenei italiani: attualmente 1800 studenti cinesi seguono un corso di formazione in Italia. Sono molti di più degli appena 50 studenti di 4 anni fa ma rappresentano ancora il 2% del totale dei cinesi che vanno a studiare all’estero. Secondo Maria Luisa Lavitrano dell’Università di Milano Bicocca “Con la Cina ci sono barriere culturali molto forti, che emergono anche nell’impostazione politica del Paese l’università può rendere un grande servizio al nostro Paese perché offre un modello culturale e una solidarietà culturale che precede necessariamente il rapporto economico-commerciale”. Uno dei problemi, però, che le Università italiane devono affrontare è quello relativo al reclutamento degli studenti cinesi: in particolare, gli aspetti critici sono quelli della qualità, della preparazione e della genuinità dei giovani che decidono di recarsi nel nostro paese a studiare, poiché il livello di formazione del sistema educativo cinese è ancora basso e il pretesto degli studi per partire dal paese ancora diffuso. Attualmente in Cina, soltanto il 50% degli studenti che hanno superato l’esame di ammissione (gaokao) arriva alla laurea, di quelli che si laureano il 20% decide di proseguire con una laurea specialistica, e appena il 5% accede ad un dottorato. Queste ragioni influiscono sulle scelte strategiche degli atenei italiani, chiamati ad implementare politiche di internazionalizzazione avviate dal ministero dell’Università e dalla cooperazione tra governi. Secondo il Pro Rettore dell’Università di Genova, Adriano Giovannelli, “Bisogna fare un lavoro di promozione per toccare la sensibilità cinese su dei punti in cui l’immagine dell’Italia non è molto forte, ad esempio la scienza e tecnologia”. Attualmente all’Università di Genova, che ha avviato progetti con gli atenei dell’Impero di Mezzo da quando è stato creato il programma Marco Polo, nel 2004, sono iscritti 200 studenti cinesi. Gli studenti che aderiscono al programma o quelli che si iscrivono nelle Università per stranieri di Perugia e Siena possono direttamente presentare domanda di iscrizione presso gli atenei. Per gli altri la procedura è più complessa: secondo le disposizioni di un bando pubblicato dal ministero degli Esteri ogni anno, gli studenti cinesi possono presentare domanda di preiscrizione presso l’Ambasciata, la quale provvede a contattare l’Università. La tappa successiva prevede una prima selezione operata dall’ufficio consolare sulla base dei requisiti e del possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana. Superato anche questo stadio i candidati possono recarsi in Italia per sostenere un esame di lingua italiana prima di iniziare effettivamente il cammino universitario.

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