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6 novembre 2007

L’università di Ancona incontra la Cambogia: per non dimenticare

Dove c’è tragedia, guerra e disperazione, c’è cronaca. Dove ci sono interessi economici, equilibri precari e ricchezze minacciate, c

Dove c’è tragedia, guerra e disperazione, c’è cronaca. Dove ci sono interessi economici, equilibri precari e ricchezze minacciate, c’è cronaca. Dove c’è profumo di audience, dove l’opinione pubblica pesa, giudica e condanna, c’è cronaca. La cronaca è il riflesso della storia che stiamo vivendo, quella che un giorno verrà scritta sui libri e che i nostri figli studieranno. La storia ufficiale. Parallelamente, silenziosa e dimenticata, scorre quella invisibile di chi il suo diritto alla cronaca l’ha perso o non l’ha mai avuto, perché troppo povero, troppo miserabile, troppo lontano.
Quella della Cambogia è una di quelle tante storie dimenticate. Finita la guerra, svanito lo spettro della dittatura, scampato il pericolo comunista, la Cambogia ha smesso di essere un argomento interessante. La guerra attira l’attenzione massmediatica. Ma dopo la guerra, cosa rimane?
Dal 1993, anno in cui è stata restaurata la monarchia Sihanouk dopo la fine del sanguinario regime di Pol Pot, la Cambogia ha iniziato il suo cammino verso la democrazia, tra mille difficoltà e combattendo ogni giorno contro il più spietato dei nemici: la povertà. Su una popolazione di più di tredici milioni di persone, il 34% vive con meno di un dollaro al giorno. Chi ne fa le spese maggiori, come sempre, sono i più deboli: la metà dei bambini cambogiani è malnutrita e un ottavo di loro muore prima dei cinque anni.
“Adottiamo un progetto” è un’iniziativa promossa dall’UNICEF e rivolta al mondo della scuola per aiutare i bambini che vivono nei Paesi in via di sviluppo e sensibilizzare i nostri sulla drammatica situazione di tanti loro coetanei. Nell’ambito di questo progetto, il 30 ottobre si è aperta ad Ancona una mostra fotografica dal titolo “Cambogia, una storia dimenticata”. La mostra, realizzata in collaborazione con Banca Marche, Istel e con il contributo fondamentale dell’Istituto Universitario per Mediatori Linguistici, rimarrà esposta nella Sala Mostre del Rettorato dell’Università Politecnica di Ancona fino all’11 novembre.
Gianni Iorio, quarantottenne fotografo romano, racconta in trenta scatti il dramma dell’infanzia rubata e della lotta per un’esistenza precaria con la quale si confrontano quotidianamente i bambini cambogiani: dalle periferie fatiscenti di Phnom Penh, alle palafitte di Siem Reap, passando per la “mondana” Sihanoukville dove orfani e prostitute baby si aggirano fra le spiagge gremite di turisti occidentali. Un viaggio a 360 gradi attraverso un paese che faticosamente tenta di risalire la china e dare un futuro a milioni di bambini che la guerra civile ha reso orfani, senza una famiglia e senza un passato, letteralmente cancellato dalla brutalità del regime. Bambini comprati, venduti, sfruttati sessualmente, mutilati dalle mine antiuomo, molti di loro ospitati nel vecchio Centro Nutrizionale CIAI di Phnom Penh. La loro sofferenza, silenziosa e composta, filtrata dall’occhio sensibile del fotografo, giunge fino a noi e ci invita non tanto a riflettere, quanto a reagire.
Da Ancona, la mostra si sposterà a Senigallia (21-25 novembre), Loreto (5-9 dicembre), Osimo (15-20 gennaio), Jesi (23-28 gennaio), Fabriano (1-15 febbraio) e Falconara (19-25 febbraio).
Maggiori informazioni sull’iniziativa “Adottiamo un progetto” sono disponibili consultando il link http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1043.

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