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20 dicembre 2007

Allarme della commissione europea: giovani, occhio allo stage

Questa affascinante parola della bella lingua francese letteralmente indica “un tirocinio formativo (..) di durata molto variabile, allo scopo pri

Questa affascinante parola della bella lingua francese letteralmente indica “un tirocinio formativo (..) di durata molto variabile, allo scopo principale di apprendimento e formazione” (Wikipedia).
Oggi giorno lo stage sembra essere diventato un complemento indispensabile alla formazione universitaria dei giovani laureati. Giusto, ci lamentiamo della troppa teoria, dell’aria fritta che ci propinano negli atenei italiani, un po’ di pratica e di lavoro effettivi sul campo non possono che essere ben accetti. Ma disgraziatamente anche qui c’è l’inghippo.
Un’indagine realizzata da Kataweb insieme all’associazione del personale Gipd ha condotto a risultati a dir poco allarmanti: il 40% dei giovani stagisti (laureati, per la maggior parte sotto i ventisei anni) ha dichiarato di non avere ricevuto alcun rimborso per la propria prestazione, arrivando a lavorare anche 48 ore a settimana. Un fortunato 10% ha percepito meno di 200euro al mese, un fortunatissimo 7% ha ricevuto una somma compresa fra i 200 e i 300 euro. Fra i privilegiati, il 13% ha percepito fino a 500 euro mensili e il 12% oltre i 700.
Ovviamente parliamo di fortuna e privilegio con ironia e non poco sarcasmo. Per quel riguarda il fantasma dei “progetti formativi”, il 51% degli stagisti dichiara di non averne mai sentito parlare, ergo non vi è stato mai inserito.
La Commissione Europea ha lanciato l’allarme sull’abuso di stage da parte di aziende e imprese ed ha annunciato, per il prossimo anno, una serie di interventi per regolamentarne l’utilizzo in modo corretto e realmente formativo per i giovani. Il fenomeno dello “stage trappola” è tipico delle piccole imprese dove “ancora non hanno capito né percepito che un laureato può fornire, ad esempio, nell’area del marketingo o dello sviluppo della ricerca, un contributo importante”, dichiara Paolo Citterio, presidente dell’Associazione direttori risorse umane. Ma anche le aziende sono responsabili solo a metà: “Queste imprese hanno bisogno, forse non di maggiori controlli punitivi ma di facilitazioni, spiegazioni, indicazioni su come utilizzare al meglio i nostri stagisti laureati”, prosegue Citterio.
Se l’università, da un lato, cresce come canale preferenziale al quale le imprese attingono per individuare i soggetti da inserire nei propri percorsi formativi, dall’altro, dal punto di vista occupazionale, al termine dei tirocini a quasi sei stagisti su dieci non è stato proposto alcun contratto (il 55 %), al 20%è stata proposta una collaborazione a progetto, al 10% un contratto a tempo determinato e al 6% un contratto a tempo indeterminato. Col risultato che, per il 33% dei giovani, l’esperienza dello stage è servita a poco o nulla, tempo perso. E perso gratuitamente.

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