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20 dicembre 2007

Caranzaro: meccanismo molecolare che riduce l’incidenza di alcuni tumori in pazienti diabetici

I pazienti diabetici sottoposti a trattamento con una nuova classe di farmaci insulino-sensibilizzanti, i tiazolodinedioni (TZD), diminuiscono la possI pazienti diabetici sottoposti a trattamento con una nuova classe di farmaci insulino-sensibilizzanti, i tiazolodinedioni (TZD), diminuiscono la possibilità di sviluppare alcuni tipi di cancro più frequentemente associati allo stato di insulino-resistenza che caratterizza la malattia diabetica e l’obesità. Questo grazie ad un meccanismo molecolare che agisce riducendo la quantità di una proteina, il recettore dell’insulina, sulla membrana citoplasmatica delle cellule interessate dal processo di trasformazione neoplastica. Questa rilevante scoperta scientifica, la prima a dimostrare una possibile correlazione tra l’uso di questi farmaci e la riduzione quantitativa e funzionale del recettore dell’insulina nel cancro, è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, coordinato dal dottor Antonio Brunetti, pubblicato sulla rivista scientifica Endocrine-Related Cancer.
Attraverso lo studio su modelli in vitro di cellule neoplastiche animali ed umane, è stato dimostrato, infatti, che i TZD, farmaci antidiabetici di nuova generazione, sono in grado di abbassare i livelli di recettore insulinico sulla membrana citoplasmatica di queste cellule, facendo ipotizzare che è possibile ridurre il potenziale neoplastico dell’insulina in tutti quei soggetti nei quali l’iperinsulinismo cronico (vero e proprio marchio di resistenza insulinica) costituisce un importante fattore di rischio neoplastico. Lo studio rimanda ad un altro precedente lavoro dello stesso gruppo di ricerca del dottor Brunetti, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Research, nel quale veniva identificata una nuova proteina -AP-2alfa– in grado di determinare un aumento dell’espressione del recettore dell’insulina nelle cellule e nei tessuti di cancro mammario, innescando quindi il processo di carcinogenesi attraverso l’iperattivazione delle normali vie di trasmissione dei segnali ormonali e proliferativi. Lo studio in questione si riferiva ad un gruppo di pazienti sottoposte ad intervento chirurgico per cancro della mammella, nelle quali, tuttavia, nessun trattamento con farmaci TZD era stato praticato in precedenza.
“Per la prima volta –ha spiegato il dottor Brunetti nel presentare il nuovo studio– si dimostra la riduzione dell’espressione genica del recettore insulinico in modelli sperimentali in vitro, attraverso l’uso di farmaci già ampiamente utilizzati nella terapia del diabete mellito di tipo 2, nell’uomo. Tale riduzione, attenuando gli effetti indesiderati dell’iperinsulinismo sulla crescita e sulla proliferazione cellulare potrebbe diminuire l’incidenza del cancro nei soggetti insulino-resistenti (diabetici ed obesi), notoriamente a più alto rischio per alcuni tipi di neoplasie, quali il cancro della mammella, del colon, del fegato, del pancreas e dell’endometrio.
Lo studio –ha evidenziato ancora lo stesso Brunetti– può avere ricadute importanti in questi tipi di tumori, in genere associati ad alti livelli di insulina circolante, o che esprimono alti livelli di recettore insulinico. In tutti questi casi, l’uso dei TZD potrebbe avere un effetto positivo, antiproliferativo, mediato dall’inibizione specifica del recettore dell’insulina da parte di questi farmaci. Alla luce del nostro studio –ha concluso Brunetti– abbiamo già avviato ricerche epidemiologiche specifiche, tendenti a dimostrare una relazione tra l’uso dei farmaci TZD e l’incidenza di questi tumori nella popolazione diabetica”.

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