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5 dicembre 2007

Dottorandi e ricercatori in rivolta: borse di studio poche e basse

In tutta Italia i dottorandi sono circa 38mila. Di questi, solo 20mila percepiscono regolarmente una borsa di studio di circa 820 euro mensili, un

In tutta Italia i dottorandi sono circa 38mila. Di questi, solo 20mila percepiscono regolarmente una borsa di studio di circa 820 euro mensili, una cifra ridicola se pensiamo al vertiginoso aumento che ha subito il costo della vita negli ultimi anni. Gli altri 18mila studiano e lavorano gratis nelle università per circa tre anni, pagando anche le tasse di iscrizione come ogni altro studente.
La protesta era inevitabile. Sul sito dell’Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) sono state raccolte più di 11mila firme, una petizione “nata sul web, che può essere firmata da chiunque e che continueremo a promuovere finchè non avremo ottenuto quello che chiediamo”, commenta Giovanni Ricco, segretario dell’Adi e dottorando in Fisica all’università di Pisa.
L’ottenimento di fondi dalle università, da enti o fondazioni, da imprese private se ce ne sarà bisogno, è l’obiettivo della protesta. Un modus operandi diffusissimo all’estero, ma realtà ancora lontana in Italia, soprattutto fino a che sarà data agli atenei la possibilità di sfruttare (perché di sfruttamento si tratta) gratuitamente i giovani ricercatori.
Lo scorso 20 novembre i dottorandi hanno incontrato direttamente il ministro dell’Università Fabio Mussi, un confronto del quale si sono ritenuti soddisfatti, data l’apertura e l’interesse mostrati dal ministro. A “Repubblica Tv” Mussi ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per l’aumento delle borse di studio dal prossimo anno, riproponendosi di eliminare del tutto il dottorato senza retribuzione. L’emendamento Valditara, inoltre, approvato al Senato, prevede uno stanziamento di 40 milioni di euro con le medesime finalità, soldi che, nel caso in cui la proposta si concretizzi in un vero e proprio disegno di legge, potrebbe alzare le borse di studio fino ai mille euro mensili.
“Per chi non è retribuito- aggiunge Ricco- abbiamo chiesto, quanto prima, la possibiltà di non pagare le tasse d’iscrizione”. Almeno quelle. E se tutte le aspettative saranno infrante, l’Adi annuncia nuove proteste e una presa di posizione più dura.

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