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18 dicembre 2007

Laurearsi in carcere? L’UniTo dice si!

Un detenuto non può conservare un marchio di “cattivo” a vita. A pensarlo è l’Università degli studi di Torino, che, già dUn detenuto non può conservare un marchio di “cattivo” a vita. A pensarlo è l’Università degli studi di Torino, che, già dal 1998, ha istituito un Polo universitario per gli studenti detenuti grazie a un intesa con il Tribunale di Sorveglianza e con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria. In questi giorni l’ateneo torinese ha siglato un protocollo d’intesa con la Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno”, affinché i detenuti meritevoli e iscritti all’Università, possano proseguire il proprio percorso di studi anche all’interno del carcere. Il penitenziario, secondo il protocollo, dovrà indicare coloro i quali potranno effettuare tirocini presso aziende della Regione, e l’Università, a sua volta, dovrà nominare un referente esterno per i partecipanti al progetto, nonché dei tutor per preparare gli studenti agli esami. Insomma un’iniziativa interessante che dà all’Università un ruolo nuovo e poco diffuso: quello del reinserimento sociale. Uno strumento in più per far capire la finalità principale della detenzione, ovvero la rieducazione innanzitutto, prima della punizione.

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